Quanto è bello scrivere un libro collettivo: «Ci siamo proprio divertiti»

Il collettivo che ha scritto il libro. Marco Barberis è in primo piano sulla destra

Il collettivo che ha scritto il libro. Marco Barberis è in primo piano sulla destra

Un romanzo struggente ambientato in valle Argentina nella Seconda Guerra Mondiale, scritto da più persone insieme. Un'esperienza unica. L'intervista a Marco Barberis del Teatro del Banchero

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Taggia (Imperia) - Giovedi 1 dicembre 2016

Per fortuna esistono zone di resistenza. Ho letto un libro bellissimo e struggente Ciapa Scioira (pietra liscia in dialetto ligure). Struggente perché racconta storie di persone normali di Taggia e del Ponente Ligure, durante la Seconda Guerra Mondiale. Tra i personaggi un bambino ebreo che i partigiani cercano di salvare, un musicista emigrato in America che torna a casa travestendosi da prete per ingannare tedeschi e repubblichini, un’impiegata che si arricchisce con la borsa nera, oppure Luisa lavandaia stravagante e Elsa, costretta a fare la prostituta. Ciapa Scioira verrà presentato sabato 3 dicembre. (Le info sono nel box a lato per chi legge da computer e in fondo per chi legge da smart-phone).

Bellissimo perché è un libro scritto a più mani, e viene fuori da un’impresa culturale che definirei unica, il Teatro del Banchero, proprio di Taggia. Un gruppo di persone che da vent’anni sta cercando di tenere in piedi una scuola di teatro e di scrittura. E che allestiscono anche spettacoli, come quello che ho visto qualche tempo fa, a San Lorenzo al Mare, dedicato ad una specie di eroe popolare locale, che si chiamava Banchero appunto.

Sono amica dell’ideatore del progetto Marco Barberis da anni, finalmente ho avuto tempo di mettere piede in questo mondo. L'ho intervistato: «Personalmente mi diverto un casino al laboratorio di scrittura, passo un weekend con persone che negli anni sono diventate amiche. Non siamo un gruppo chiuso anzi, chi vuole si può unire al giuoco oppure allontanarsi per un po’ e il lavoro di gruppo non viene danneggiato. I nuovi portano visioni diverse e si integrano benissimo. In tutti questi anni solo con due persone ci sono stati problemi di relazione»

Come avete ideato i personaggi della vostra storia?

Ogni anno, Gianni Cascone, che è l’ideatore del progetto e uno dei padri riconosciuti dei laboratori di scrittura in Italia, ci propone un tema, diverso ogni volta. Nel caso di Ciapa Scioira aveva chiesto a ognuno di pensare a un personaggio, chi è, cosa fa, qual è la sua storia, come si veste, dove vive. Buona parte di noi si è presentata con una storia del passato. Quindi abbiamo deciso di ambientare il romanzo durante gli ultimi due anni della guerra per poi tessere la trama fino a metà anni Sessanta. Definito il progetto, i personaggi sono stati messi relazione. Per esempio il personaggio di Nuccio era semplicemente un uomo fuggito di casa da ragazzo che torna dopo oltre vent’anni al paese senza farsi riconoscere dai familiari. Nel processo collettivo di elaborazione è stato spostato indietro nel tempo, la sua fuga dovuta agli screzi con i genitori è arricchita dalla passione per la musica, diventa un jazzista, e poi un partigiano suo malgrado. Ma quello che a me interessava raccontare, la solitudine dell’individuo e lo straniamento rispetto ai luoghi, è rimasto.

Quanto c'è di fiction e di cose veramente accadute?

Sono citati alcuni episodi, alcune battaglie, che sono realmente accadute e che abbiamo inserito per dare il ritmo cronologico alla storia. L’unico episodio vero è l’aneddoto che mi ha raccontato il partigiano Francesco Pastorino riportato, anche se trasformato, nel capitolo Il ragazzo, l’America e le trippe. Il resto è finzione. Certo di tanto in tanto compaiono personaggi reali come Enrico Adler, anarchico sanremese, o come l’artista Umberto Corradi, partigiano recentemente scomparso. Per quello che mi riguarda metto sempre qualche riferimento preso dalla mia storia personale. Nuccio Bertone ha il nome di mio nonno e il cognome di mia nonna.

Come lavorate insieme, qual è il vostro modo di procedere collettivo?

Una volta stabilita la trama e le relazioni tra i personaggi si procede a scrivere e nei capitoli in cui sono coinvolti più personaggi ci si confronta magari in un bar, al tavolo di una pizzeria, al telefono, per mail, su skype. Al successivo weekend di lavoro ognuno di noi porta i propri scritti e li legge a tutti gli altri. Su ogni testo letto si apre un confronto: va bene, non va bene, mi è piaciuto quel passaggio o magari no, mi ha emozionato o mi ha fatto schifo (e perché ovviamente). Vengono proposte le correzioni (con la supervisione di Cascone) che verranno poi apportate al testo, se accettate, dall’autore del pezzo. Come puoi immaginare la lettura dei testi è stimolante, gratificante o faticosa per tutti quanti e a volte le parti della storia che vengono fuori (con questo genere di confronto collettivo) prendono strade non previste e sorprendenti.

Quante ricerche storiche avete fatto?

Il lavoro è stato distribuito in relazione al personaggio ideato. Roberta Andreetto ha fatto le ricerche relative al mondo delle case chiuse e della prostituzione prima della legge Merlin. Emanuela Meconcelli che è laureata in scienze religiose ha curato la ricerca sull’ebraismo. Sono stati letti alcuni testi sulla storia della Resistenza in provincia di Imperia e ai movimenti delle truppe durante il conflitto. Sfogliato all’infinito fotografie del periodo, verificato i mezzi di locomozione a disposizione all’epoca dei fatti narrati. Per quanto riguarda le ricerche devo aggiungere un paio di lunghe chiacchierate con il partigiano Corradi. Lui con immutata commozione ha ricordato gli episodi agghiaccianti che lo hanno convinto, a soli 14 anni, a lasciare casa e salire in montagna. È stato, tutto il progetto, un lungo viaggio nella memoria. Abbiamo credo rimesso insieme le voci dei nonni e/o di quegli anziani che per anni abbiamo visto seduti a tavolini di un bar.

Come e perché è nata l'idea del romanzo collettivo?

Con Gianni Cascone collaboriamo dal 2003. Sino al 2008 il laboratorio era molto più legato alla nostra scuola di teatro, venivano scritte le drammaturgie per i saggi di fine anno. Era un lavoro affascinante ma molto complesso. In quell’anno abbiamo deciso di creare un laboratorio a parte solo per la scrittura. Non è stato semplice, all’inizio gli incontri sembravano quasi sedute di terapia di gruppo e i racconti superavano raramente la lunghezza di una pagina. I progetti in quegli anni (2008-2011) erano centrati sulla scrittura appunto di racconti a tema, sulla memoria (Taggia), sul mare (Arma di Taggia), sul confine (reale e non). Nel tempo il piccolo gruppo che aveva iniziato il percorso è cresciuto. Quando, in sede di programmazione nell’estate del 2011, Cascone mi ha proposto il progetto de il giuoco del romanzo ho pensato che fosse ammattito. L’avventura era però affascinante e Cascone un timoniere che ispira fiducia.

Approfondisci

Sabato 3 dicembre (ore 19:00, via Soleri 12, Taggia) nasce Banchéro Caffè (i libri come non li hai mai visti), piccola rassegna letteraria proposta dall'Associazione culturale Teatro del Banchéro. «Si tratta di una nuova iniziativa - spiega Marco Barberis, Presidente - con la quale vogliamo proporre un modo diverso di presentare libri, con letture, musiche, video, la presenza degli attori. Una presentazione in stile Banchéro, diversa da tutte le altre. Per il momento sono in programma due presentazioni a dicembre, altre se ne aggiungeranno nei prossimi mesi».

Non poteva essere che Ciapa Scioira, l'ultimo romanzo collettivo pubblicato, ad inaugurare Banchéro Caffè. Ciapa Scioira (pietra liscia in dialetto ligure) è un romanzo epico ambientato nel ponente ligure tra il 1944 e il 1945, e si protende, con un salto di vent’anni, fino agli anni ’60, a seguire l’esito dei suoi protagonisti. La guerra mondiale fa da sfondo alle vicende di personaggi presi dalla vita comune, gente che attraversa la tragedia bellica come può o come sceglie: ci sono gli eroi, che si impegnano per la collettività schierandosi contro l’occupazione nazista; ci sono gli egoisti che continuano a truffare approfittando del clima tempestoso o che fuggono dalla guerra emigrando; ci sono le vittime; ci sono le signore. Qualcuno sopravvivrà alla guerra, qualcuno no, tutti ne resteranno segnati. Un affresco di piccole storie sullo sfondo della grande Storia, un omaggio alla memoria che si sedimenta sulle pietre delle case, mentre mani infaticabili cercano di cancellare lo sporco e il sangue dalla memoria comune.

Ciapa Scioira è il secondo romanzo del collettivo Banchéro composta da: Roberta Andreetto, Marco Barberis, Cathia Bosio, Leanna Mazzon, Emanuela Meconcelli, Beppe Rabezzana, Carmen Ramò, Graziella Vigilanti de Vita.

Ciapa Scioira, il booktrailer di Simone Caridi

Laura Guglielmi

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