Torri Superiore nell'entroterra ligure: un villaggio in pietra per prendersi una pausa

L'ecovillaggio di Torri Supeiore

L'ecovillaggio di Torri Supeiore © www.torri-superiore.org

Nel Ponente, a due passi dalla Francia. Soffocato dal verde, è gestito da una comunità che ha ristrutturato tutto il borgo. Fin quassù arrivano persone da tutto il mondo

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Torri Superiore (Imperia) - Mercoledi 30 novembre 2016

Nel Ponente Ligure di borghi stupefacenti ce ne sono tanti, da Apricale a Dolceacqua, da Toirano a Zuccarello. Torri Superiore, in val Bevera, quando ti si presenta allo sguardo, lassù in cima, appena svoltata l'ultima curva, sembra un miraggio. In mezzo al verde con quelle finestre che ti guardano attente. Quando lo raggiungi, ti senti in paradiso, anche perché per arrivarci da Ventimiglia, sei costretto ad attraversare un territorio sconnesso e accidentato, una cava abbandonata, capannoni sparsi qua e là a casaccio, strade sbarrate con lavori in corso, garage mal costruiti, case lasciate a metà. A tratti sembra una landa desolata. Eppur così vicina alla Francia, il contrasto ti lascia senza fiato.

A Torri Superiore dimentichi tutto, perché qui in cima, con il torrente Bevera che scorre giù veloce, sei arrivato in un altro mondo. Quello che lo rende un paese speciale, oltre la sua piccola dimensione, è che nessun vicolo si interrompe davanti ad una porta chiusa. È stato rimesso in piedi creando dei percorsi che hanno sempre uno sbocco, un meraviglioso labirinto che ti porta sempre verso un'uscita. È veramente bello attraversarlo, ed è davvero divertente fotografarlo.

Ma non è stato un caso: questo paesino è diverso da tutti gli altri, anche perché qui un gruppo di persone ha comprato e ha ristrutturato le case medievali in pietra arroccate sul dorso della montagna, dando vita ad una comunità, che oggi condivide molti aspetti della vita quotidiana. In tanti sognano di cambiare vita. E alcuni lo fanno. Se li vai a cercare, a vedere come vivono e cosa hanno costruito, spesso trovi persone soddisfatte e anche un po' gelose del loro mondo nuovo. La loro storia comincia nel 1989. Hanno, ormai da tanti anni, aperto le porte ai turisti che vengono da ogni parte d'Italia e del mondo.

Non è stato facile parlare con loro, ma alla fine ci sono riuscita. «Siamo una ventina, tra adulti e bambini», mi racconta Massimo Candela, genovese, un veterano della comunità, che ha scelto di vivere qui 25 anni fa. «Avevo 23 anni, ero un bambino, non volevo restare in città e amavo l'alpinismo. Stavo cercando lavoro, ma non mi sarebbe piaciuto fare l'impiegato».

All'inizio il borgo viene colonizzato da un gruppo di torinesi, tra cui Lucilla la compagna di Massimo: «Ho fatto questa scelta, oltre che per la vita comunitaria, anche perché amavo la natura e non sopportavo l'inquinamento di Torino», mi racconta lei mentre mangiamo sedute nella sala comune. Ospiti e residenti cenano insieme, prendendo il cibo dal buffet. Il mangiare è molto semplice e spartano – almeno in questa stagione – e c'è molta attenzione per i vegani e i vegetariani. Come le stanze e le camerate, anch'esse scarne. Quando chiedo a Massimo, qual è la cosa di cui è più contento, mi risponde così: «aver realizzato un progetto così complesso e aver ristrutturato tutte le case. È stata una grande scommessa, non abbiamo avuto aiuti economici da parte delle istituzioni».

Metà delle abitazioni sono private, l'altra metà appartiene alla comunità. La cooperativa dà da vivere a 4 persone e, in alta stagione, si arriva a sette. I residenti coltivano anche orti di proprietà, quindi hanno frutta e verdura di loro produzione, però Massimo vorrebbe essere più autosufficiente: «Purtroppo dobbiamo fare ancora troppa spesa al supermercato. Abbiamo dovuto ridurre le nostre aspettative». Però con grande soddisfazione producono il loro olio e lo vendono, hanno 600 olivi nelle terrazze intorno. Anche se questa è stata proprio una brutta annata.

I bambini crescono in modo diverso. Trovano sempre una porta aperta e, spesso, girano da una casa all'altra. Percepiscono come loro tutto il territorio del paese. I rapporti con i genitori sono più diluiti, mi spiega Massimo, che con Lucilla ha adottato due bambini, che sono cresciuti a Torri e che oggi hanno 13 e 14 anni.

Tre ragazzi sono diventati adulti e ora se ne sono andati via, anche per studiare all'università, mentre il figlio di Lucilla ora vive in Cina. Non di soli italiani è composto l'ecovillaggio. Nel 1999 sono approdate qui due famiglie tedesche. Dopo la caduta del muro, erano inseriti in una vivace comunità urbana di occupanti di case a Berlino est. Ma Daniel era appassionato di olivi e a Torri Supriore ha trovato quello che cercava. Metà dei turisti stranieri che arrivano fin quassù sono tedeschi: «Siamo a un'ora dall'aeroporto di Nizza», mi ricorda Massimo. Da tre o quattro anni l'ecovillaggio è stato scoperto anche dai francesi, che prima snobbavano il Ponente Ligure.

Davvero un'esperienza speciale la loro vita di comunità. Spesso, ti puoi trovare a mangiare e dividere gli spazi collettivi con persone di tutto il mondo. Un po' come viaggiare in altri Paesi senza muoverti dall'Italia. Poi siamo molto vicini alla Francia, e a Mentone si può percorrere la passeggiata Le Corbusier e arrivare fino a Montecarlo, costeggiando il mare in un panorama ancora selvaggio. Per il trekking in montagna: Torri è sovrastata dal Monte Grammondo, con il rifugio Gerry (1300m), dove - come mi ha suggerito Salvatore Marino - a maggio si puo' ammirare la favolosa fioritura della Peonia selvatica. Da Torri passa il sentiero Balcone che collega il villaggio con Collabassa, Airole, Rocchetta Nervina e Villatella. E poi l'Alta Via dei Monti Liguri che parte proprio da Ventimiglia e ha una tappa sopra Dolceacqua. I percorsi sono tanti. Poi, con le sue spiaggette, il torrente Bevera è balneabile in piu punti.

Se fossi in voi, a Torri Superiore, proverei a metterci il naso, almeno una volta. Poi mi raccontate l'impressione che fa.

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Laura Guglielmi

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