Sanremo: grande omaggio a Luigi Tenco con qualche stecca

Morgan

Morgan © Angela Perri

Ottima idea far cantare ai giovani le canzoni del grande cantautore: da Diego Mancino a Marina Rei. Tutti nati dopo la sua morte. L'opinione di Laura Guglielmi

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Imperia - Lunedi 24 ottobre 2016

Premetto: non andavo al Tenco dal 1997, dove uno strepitoso De Andrè venne premiato da Nanda Pivano. Ho passato l'adolescenza a cullarmi con i cantautori, che in autunno, quando facevo il Liceo a Sanremo, incontravo e sentivo cantare sul palco dell'Ariston, durante questo magico premio intitolato a un genio, Luigi Tenco, morto troppo presto.

Sabato 22 ottobre, è stata l'ultima serata della 40esima edizione. Un omaggio a Tenco, appunto. Non potevo mancare. Ma ho visto anche delle cose che non mi sono piaciute. E sono qui a raccontarvele.

Bello lo spettacolo, bravissimi alcuni cantanti. Sul palco sono saliti: Diego Mancino, Kento, Ascanio Celestini, Bocephus King, Morgan, Noemi, Roy Paci, Marina Rei, Gli Scontati, Alfina Scorza, Vanessa Tagliabue Yorke, accompagnati dall’Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta da Mauro Ottolini. Tutti cantanti nati rigorosamente dopo il 1967, anno in cui Luigi Tenco ha tirato l'ultimo respiro all'Hotel Savoy di Sanremo, durante il Festival.

Non sono qui a fare critica musicale. Ma devo dire che sentire le canzoni di Tenco interpretate da generazioni di donne e uomini, che non erano ancora nati quando lui è morto, è stata una grande idea. E i ragazzi, chi più e chi meno, sono stati bravissimi. Da commuoversi. E poi i testi di Luigi Tenco, morto prima del movimento del '68 e della nascita del femminismo in Italia, rivelano una sconcertante sensibilità nei confronti delle donne, dei diversi e degli ultimi. Contro i padroni della Terra. Ho analizzato i testi leggendoli tutti sul cellulare, provate a farlo se vi capita.

Ebbene, in tutti questo qualche nota stonata c'è stata, soprattutto in chi l'ha presentato, Antonio Silva. Non so quanto tra le cose che andrò a enunciare sia farina del suo sacco, oppure di chi ha scritto i testi.

  • Nel 40esimo anniversario non è stato ricordato dal presentatore chi ha fondato il Premio Tenco, solo un breve cenno in chiusura del gruppo BandaKadabra. Noi siamo anche il nostro passato, per guardare al futuro fiduciosi dobbiamo sapere da dove veniamo. Amilcare Rambaldi, sei stato un grande personaggio. Ti ricordo con gioia.

  • È stata omaggiata l'Orchestra Sinfonica di Sanremo senza sosta, quasi ad ogni pausa. Troppo. E poco i cantanti. Silva scherzava - spero - scusandosi di continuo con l'orchestra per tutti quei ragazzi strani, stravaganti e anticonformisti che si sono susseguiti sul palco. Una battuta ci stava, ma una gag continua no. Il Tenco è nato proprio per rendere protagonista chi era contro il sistema. Me la ricordo bene la prima edizione, da Francesco Guccini a Gianfranco Manfredi, da Paolo Conte a Gianna Nannini. Lo spirito del Tenco è sempre stato invitare talenti non conformisti. Ma non ci andavo da 19 anni. Già.

  • Sempre Silva, dopo aver omaggiato i parenti di Tenco, presenti in sala, ha raccontato un aneddoto: durante le prove poche ore prima Morgan aveva cantato una sua canzone su Luigi Tenco: «Metà dei presenti si è messa a piangere e l'altra metà si sarebbe sparata», ha scherzato lui. Non una gran frase da dire nell'edizione in cui si omaggia Tenco, un cantante morto per un colpo di pistola.

  • Morgan è stato proprio bravo, però è stato trattato come una star, questo non è nel dna del Tenco. Mi ha poi raccontato il regista - un uomo davvero perbene - che l'hanno dovuto fare per esigenze di collegamento con Radio Rai. Enrico De Angelis, il direttore artistico, invece: «I bis di Morgan li avevo previsti, essendo l’unico artista della serata che non affrontava Tenco per la prima volta, ma anzi ne è un cultore e lo conosce come le sue tasche»

  • Alla fine delle spettacolo Silva dice: «Cala il sipario sulla 40esima edizione del Premio Tenco e sulla mia 40esima conduzione». Sti cazzi.

Però, però, però - mi ha ricordato sempre De Angelis - dopo aver letto questo mio articolo, che di Silva ho "osservato solo le sue manchevolezze e non le virtù che, secondo noi, invece ha. Specie se lo si confronta a certi conduttori professionisti, quelli sì proni a uno stile radiotelevisivo". È vero. Sottoscrivo, a volte Silva c'azzecca proprio, è bravo a tener testa a cantanti noti e meno noti, ma le gaffe della serata sono state tante. E io che non lo vedevo presentare da anni, sono rimasta basita, come tanti in sala d'altronde.

Me lo ricordo Silva quando ero adolescente, mi sembrava fuori contesto con tutti quei cantautori, che infiammavano i giovani negli anni Settanta. Lui che indossava i mocassini, in mezzo a tutte quelle Clark. Mi era molto simpatico.

Mi sono emozionata durante la cena, andata avanti fino alle tre di notte, a sentire cantare tutti i ragazzi, alcuni davvero ottimi professionisti. E poi un duetto a parole tutto per me, mentre fumavo una sigaretta fuori sul terrazzo insieme a Diego Mancino e Marina Rey: lui a parlare benissimo di Milano, lei a difendere Roma. A Milano stanno nascendo un sacco di nuove realtà interessanti, lui, Roma è bellissima e io ci vivo bene, lei. Io tifavo per Diego. Poi si sono messi d'accordo: lei andrà a trovarlo e lui le farà conoscere le meraviglie di Milano.

Speriamo non gli venga in mente di invitare anche Silva.

Laura Guglielmi

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