Premio Tenco 2016: le foto e il racconto della prima serata

Bombino al Premio Tenco

Bombino al Premio Tenco

Da Francesco Motta a Bombino, Sergio Staino e La Nuova Compagnia di Canto Popolare. La rassegna prosegue fino a sabato 22 ottobre 

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Sanremo (Imperia) - Venerdi 21 ottobre 2016

La 40esima edizione del Premio Tenco si è aperta giovedì 20 ottobre e come di consueto sono qui a raccontare le impressioni della serata.

Il sipario si apre con Peppe Voltarelli (Targa Tenco come miglior interprete) che, accompagnandosi con la chitarra, canta Lontano Lontano. Poi Otello Profazio (Premio Tenco alla carriera) entra in scena e il duo calabrese si esibisce in un set di canzoni sociali. Ottimo apertura.

A seguire il cantautore Pino Pavone (già Targa Tenco come miglior opera prima nel 1992), amico e collaboratore di Piero Ciampi, accompagnato al pianoforte da Marco Spiccio esegue tre brani. Uno di questi è la vità è dispari. Un giovane di quasi 80 anni mi ha veramente emozionato. Bravo Pino.

A seguire James Senese e Napoli Centrale (Targa Tenco come miglior album in dialetto) ha eseguito brani funk-jazz con precisi suoni mediterranei e con canzoni di lotta, di sopravvivenza, di speranza.

Anche Bombino, nigeriano considerato il Jimi Hendrix del deserto ha espresso con la chitarra e con i suoni di una terra, quella nigeriana sub sahariana e cantando in Tamesheq, la sua lingua. Bravo.

La Nuova Compagnia di Canto Popolare: ritmi e testi, anche i loro, a sfondo sociale. Entra poi Ivan Talarico, con un'esibizione divertente.

Sergio Staino (Premio Tenco come operatore culturale) si è impegnato, cantando, in una sorta di rivisitazione di Genova Per Noi. Un momento toccante e allo stesso tempo, divertente.

Arriva poi il finale con Francesco Motta (Targa Tenco come miglior opera prima). Posso dire che i suoi brani e gli arrangiamenti sono ben fatti, suonati molto bene dalla band che lo accompagna. Una carica di rock. Forse un pò poco originali (un pò troppo Marlene Kuntz o Aftethours…).

In definitiva una bella serata, senza intoppi e senza eccessi.

Manuel Garibaldi

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