Opiemme: «Le mie idee per Imperia»

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Da MuridAmare dello scorso anno al murales alla Talpa di un paio di settimane fa. Il percorso artistico dello street artist imperiese. Che vorrebbe rivestire i muri di poesia

Opiemme: «Le mie idee per Imperia»

Imperia
Giovedi 3 maggio 2012

Due settimane fa, alla vigilia del live dei Cyborg alla Talpa & L’orologio, ha realizzato un murales, insieme alle bolognesi To/Let, con cui ha voluto rievocare la poesia di Giuseppe Ungaretti: Soldati, riferendosi allo stato sociale e all’incertezza che molti di noi vivono in questo momento: Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. Opiemme, street artist – anche se a lui non piace questa definizione – torinese si racconta a Mentelocale.

Quando si parla con lui non si può non chiedergli – prima di tutto - un pensiero sulla nostra città e sul C.S.A. imperiese con cui già in passato aveva collaborato: «Trovo Imperia e la Liguria luoghi stupendi. Sono cresciuto fra Levante e Ponente, prima di trasferirmi a Torino. Climaticamente perfetta. Purtroppo c’è poco lavoro, e il turismo non è favorito. È troppo cara e i turisti sono trattati con poco riguardo. Sarebbe invece compito di tutta la Regione vendersi e promuoversi bene, con sorrisi».

Questa è la parte buona di Imperia, riflessioni sul turismo a parte. E quella cattiva?
«Abbiamo permesso finisse in mano all’'Ndrangheta, come sostiene Domenico Gangemi. Non è solo una questione di affari, ma anche di comportamenti, valori ed eticità. Correttezza e rispetto, per il prossimo e per l'ambiente. Dovremmo imparare dai toscani, rispondendo a tono ai turisti maleducati o pretenziosi, e sorridere al cliente successivo. C’è molta preoccupazione attorno al nuovo porto di Imperia e molti contrasti. È un lavoro da finire e le opposizioni dovrebbero occuparsi dell’impatto ambientale, anziché continuare a fermare i lavori. È inutile avere una seconda incompiuta».

A seguire le cronache cittadine in questi tempi c’è da diventare matti, Opiemme vuole parlare della sua arte, ma una frecciatina agli abitanti non la risparmia: «Se il porto è considerato una cattedrale nel deserto che cosa pensano gli imperiesi di tutte quelle villette che in molti casi deturpano le valli, costruite senza piantare alberi? Quale differenza riscontrano, per legittimare una e cancellare l’altra? Il proprio interesse nell’abitarci?»

«Con i ragazzi della Talpa – continua - avevo già realizzato un lavoro su Sacco e Vanzetti, che verrà inserito in un libro di Luigi Botta, nel quale l’autore racconta, cito: ‘cosa e quanto si è fatto, in tutto il mondo, per Sacco e Vanzetti, dal 1921’».

L’anno scorso qualcuno definì il centro sociale di Imperia uno tra i più pericolosi d’Italia, che ne pensi?
«Mi fa sorridere, credo che l’articolo citato nel quale si diceva ciò, sia stato dettato dal fatto che spesso anziché fare ricerca e verificare i dati, i giornalisti ripetano informazioni da confermare. Una grave pecca che prevarica oltre che i lettori i cittadini. Si veda con la crisi economica. Il giornalista potrebbe essere la voce della nazione, la tutela della nazione, se avesse un impegno etico. I ragazzi della Talpa direi che non mi sembrano pericolosi, per niente. Sono stato chiamato da loro perché spesso il mio lavoro verte su tematiche sociali – anche se Ungaretti non è certo uomo di sinistra – e devo dire che dal punto di vista culturale sono molto disponibili».

Le tematiche sociali su cui si basa il lavoro di Opiemme hanno radici profonde, e trovano espressione nella poesia e nella scrittura. La sua ricerca artistica è concentrata sulla parola: «E sul creare immagini attraverso le lettere – aggiunge - Questa è la ragione essenziale. Alcuni curatori dicono che la mia è un’evoluzione di quello che è stato il movimento della poesia visiva degli anni 60. Non so confermare, vedremo cosa farò in futuro. Lo preferisco probabilmente perché sono più letterato che pittore, riconoscendo i miei limiti. Lavoro molto con gallerie di arte contemporanea, e a metà giugno avrò una personale presso la gallerie Punto Due di Calice Ligure, preceduta da due fiere con Zak di Monteriggioni a Barcellona e Roma».

L’anno scorso Opiemme aveva realizzato, nell’ambito della manifestazione MuridAmare, promossa dal Sindaco di Imperia Paolo Strescino, un murales ispirato all’opera di Pessoa. L'iniziativa è andata avanti l’estate scorsa con i lavori dell’associazione culturale Il cerchio e le gocce di Torino, cosa pensa l’artista oggi, dell’iniziativa? Ha avuto un buon esito?
«Strescino ha promosso e sostenuto quest’iniziativa, a mio parere dimostrandosi avanti, soprattutto in un piccolo centro. Da poco ho visto un intervista al sindaco di Lisbona, che sottolineava l’importanza dell’arte urbana, e Lisbona è la città con più artisti chiamati ad intervenire, una galleria a cielo aperto. Da parte mia e di molti altri vi è sostegno all’iniziativa del Sindaco, e si potrebbe anche pensare a Imperia come una palestra. Un luogo dove sia semplice avere superfici murarie dove intervenire e solo per i materiali e le autorizzazioni. Non sempre certo, perché non si può svalutare il proprio lavoro. Ma per una città che ci ha cresciuti si può sicuramente dare una grossa mano ad evolversi».

Su questo argomento sarebbe interessante sentire anche l’opinione di Emilio Broccoletti, ex assessore alle manifestazioni; sull'argomento, Opiemme traccia un bilancio un po’ amaro dell’iniziativa: «Ad oggi il progetto, appena nato, ha bisogno di più sostanza, non sono stati fatti molti muri. Il punto è che non saprei dire se il progetto esista ancora o sia morto. Chi si è occupato di far avere le delibere non sono stati i referenti del progetto in Comune. Sono occorsi quasi sette mesi, una fatica. E l’assessore all’Arredo Urbano e la sua segreteria non hanno semplificato questo iter, non permettendo che l’intendimento del Sindaco si realizzasse in tempi brevi. Credo che Imperia debba snellire alcuni meccanismi che le permetterebbero di valorizzare il contributo di persone che hanno fatto gavetta in altre città e riportano in patria l’esperienza e di invitare altri artisti da diverse città a intervenire. In fondo si tratta di fare un accordo con i proprietari delle superfici, e di avere una delibera per iniziare i lavori. Si potrebbe fare molto».

Che si possa fare molto, tra in tanti, è anche Opiemme a crederlo. Sempre l’anno scorso Marco Vallarino, giornalista e scrittore imperiese, ha scritto un libro, Il muro, ispirato al mondo dei graffiti. Gira voce che Opiemme possa tornare a breve a Imperia per realizzare un lavoro ispirato al romanzo di Vallarino, è vero?
«Lo spero. Molto dipenderà dalla disponibilità dell’amministrazione. Spesso cambiando gli organici o le maggioranza degli schieramenti – ricordiamo che Imperia sta attraversando una grossa crisi politica e giudiziaria – non vengono portati avanti progetti precedentemente iniziati. Una ripicca politica di un Italia con poca dignità e poca cura per il bene pubblico.
Imperia deve puntare sul turismo a 360°. Sistemare le spiagge fin da aprile come in Francia e valorizzare la storia delle valli, di piccoli tesori nascosti, senza denaturarsi e tutelando chi vi abita. Ma deve anche creare lavoro.
In tal senso l’importanza anche di MuridAmare. Se fosse il borgo della Liguria con più arte di strada, sarebbe un valore aggiunto per far parlare di sé a livello nazionale. Con piacere darei il mio contributo per farlo diventare la città con più poesia sui muri. Immaginate un turista che arriva e può vedere lavori dedicati a Pessoa, Montale, Calvino, Quasimodo e altri autori. Le mie mani sono disponibili».

Francesco Li Noce
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