Un percorso tratto dal libro di Andrea Parodi, Roberto Pockaj e Andrea Costa. Un itinerario nella Valle Éllero, fino alle sorgenti del torrrente
Imperia
Lunedi 30 aprile 2012
Ponte Murato - Porta di Pian Marchisio - Rifugio
Mondovì-Havis de Giorgio
Difficoltà: T
Dislivello in salita: 550 m circa dal Ponte Murato; 137 m dalla
Porta di Pian Marchisio.
Dislivello in discesa: 10 m circa.
Tempo di percorrenza: 2.10-2.30 ore dal Ponte Murato; 40-45 minuti
dalla Porta di Pian Marchisio.
L’itinerario di accesso al Rifugio
Mondovì-Havis de Giorgio si svolge lungo una
rotabile in parte sterrata che rimonta il rettilineo solco
dell’Éllero, percorribile in auto fino alla
Porta di Pian Marchisio ma con fondo piuttosto dissestato
(è bene informarsi preventivamente al rifugio circa la sua
effettiva praticabilità). Prima della costruzione della
rotabile, all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso, la
risalita del lungo vallone avveniva lungo una vecchia mulattiera,
molto caratteristica ed oggi purtroppo in gran parte scomparsa, che
ricalcava il percorso di un’antica via del sale.
Accesso stradale: da Mondovì si va a Villanova e poi a Roccaforte. Si lascia a destra la strada per Lurisia e si risale al Valle Éllero. Dopo circa 5 km e mezzo si trascura l’ampia rotabile che sale a Prea e si gira a sinistra. Si attraversa il torrente e si continua a risalire la valle sul lato destro idrografico fino a Rastello (815 m).
Il villaggio di Rastello è l'ultimo
centro abitato della Valle Éllero. I montanari raccontano
che un tempo il villaggio era protetto da un recinto contro i lupi
e gli orsi: da qui deriverebbe il toponimo (il termine
rastél, oltre a rastrello, significa
staccionata, recinto).
«L'origine di Rastello è ignota - scrive Carlo
Balbiano d'Aramengo - ma probabilmente molto antica; è da
collegarsi probabilmente con l'esistenza del borgo romano di
Subteniano, che fu distrutto completamente da non sappiamo quale
fra le tante guerre che afflissero il Piemonte, tanto che non si
conosce neppure il luogo esatto in cui si trovava e persino il nome
non esiste più fra i villaggi moderni. È probabile
comunque che fra i superstiti della distrutta Subteniano alcuni
abbiano edificato nei pressi il borgo di Rastello (che, per
tradizione locale, sarebbe più antico di Mondovì),
mentre altri avrebbero riedificato le loro case in posizione
più sicura ma non troppo distante dai poderi. Così
sarebbero sorti i villaggi di Baracco, Norea, Prea». (Il
Mongioie, pag. 28).
Recentemente all’ingresso del villaggio è sorta la
stazione di partenza della seggiovia
Rastello, che consente il collegamento con le
piste sciistiche del comprensorio Mondolè Ski ma
che ha un po’ rovinato la serena atmosfera alpestre della
piccola borgata.
Oltrepassato Rastello, la strada attraversa
l'Éllero su un ponte e prosegue sul lato sinistro
idrografico della valle. Percorsi 2,5 km circa si giunge a un altro
ponte sull'Éllero (Ponte della Casa del Sale, 976 m). La
località oltre il ponte è detta, appunto,
Casa del Sale: pare vi si trovasse un’antica
costruzione, presso la quale sarebbe avvenuto lo scambio del sale
con i prodotti provenienti dal Piemonte. Oggi la zona è
adibita a pittoresca area pic-nic.
Si continua sulla strada che s’innalza con una serie di
tornanti in una fitta boscaglia, giungendo al Ponte
Murato (1224 m; 5 km circa da Rastello). Il Ponte Murato
era un ponte in pietra molto antico, forse addirittura di epoca
romana. Fu minato e fatto saltare nel corso della Seconda Guerra
Mondiale dai partigiani e oggi al suo posto si trovano: un moderno
ponte in cemento ed una nuova passerella pedonale in legno.
Itinerario: attraversato l’Éllero sul
ponte, si continua su strada ancora per un breve tratto asfaltata
sul lato sinistro idrografico della valle. Terminato
l’asfalto, si prosegue su fondo sterrato, piuttosto
dissestato ma percorribile con normali automezzi, poiché i
tratti più ripidi sono stati asfaltati. Si lascia a sinistra
un sentiero diretto alla conca di Piandimale quindi, prendendo
quota con due tornanti, si giunge sotto l’imponente
parete est della Cima Cars. Nei pressi della Fontana del
Cars (1518 m) si lascia a destra il sentiero che sale al Rifugio
Comino e si continua sulla strada che risale la valle fino
alla Porta di Pian Marchisio (1634 m; 5 km circa dal Ponte
Murato, posteggio), oltre la quale il transito è interdetto
alle autovetture. Qui sorge un edificio ristrutturato adibito ad
alpeggio.
Con una breve discesa la strada entra nell’allungato Pian
Marchisio (o Marchiso, 1624 m), lasciando subito a sinistra la
carrareccia che, guadato l’Éllero, sale alla Colla
Rossa, e percorre il pianoro verso sud, costeggiando il torrente
sul lato sinistro idrografico.
In mezzo al pianoro, sul lato opposto del torrente, sorge su un
dosso la Sella Ciappa (1645 m), antichissimo
alpeggio che si trova citato in un documento del 1300 con il nome
di Alpe Cepata.
Giunti al margine superiore del vasto pianoro acquitrinoso, si sale
con alcuni tornanti (possibili scorciatoie) verso le pareti
incombenti delle Rocche del Pis. Subito dopo, a quota 1710 circa,
si abbandona la strada per prendere a destra un
sentierino (palina) che, innalzandosi sul prato, conduce
in breve al Rifugio Mondovì-Havis de Giorgio (1761 m).
Con percorso poco più lungo si può raggiungere il
rifugio anche proseguendo sulla carrareccia e svoltando a destra
alla biforcazione che si incontra subito prima del ponte sul
ruscello proveniente dalle Sorgenti dell’Éllero.
Poco lontano dal rifugio, ai piedi delle Rocche del Pis a quota
1800 circa, si trovano le suggestive Sorgenti
dell'Éllero, dette localmente ër Pis
d'El (= il piscio dell'Éllero). «La sorgente
principale - scrive Carlo Felice Capello - sgorga ai piedi di una
alta rupe a strapiombo di calcare dolomitico che presenta un
ripianetto, alto 15-20 m sul suolo, al di sopra del quale s'apre
una fessura stretta verticale, alta 8-10 metri, con un masso
incastrato alla base, non praticabile. Nei periodi di forti
precipitazioni temporalesche ed anche di forte nevosità
invernale con successivo disgelo, l'acqua di fondita
impossibilitata a smaltirsi alle basse litoclasi, esce dalla
fessura alta e si precipita in cascata alle falde della rupe con
getto notevole (donde il nome). Esse [le Sorgenti dell'Ellero]
convogliano le acque assorbite sul versante dell'Ellero del gruppo
montuoso Saline-Ballaur e quasi certamente anche parte, se non
tutte, quelle provenienti dai ripiani dei Biecai». (Il
fenomeno carsico in Piemonte - Le Alpi Liguri, pagg.
35-36).
Una strada romana in Valle Éllero
Per il Passo delle Saline e la Valle Éllero transitava
un’importante via del sale che collegava il
Monregalese con la costa ligure. Secondo alcuni studiosi si sarebbe
trattato addirittura di una strada romana: «È
tradizione – scriveva Giacomo Guiglia nel 1932 – che si
appoggia su dati di fatto che hanno non dubbio valore, che lungo
l'Ellero passasse una larga via di comunicazione costruita dai
romani per unire Albenga ad Acqui. Secondo tali tradizioni questa
via, che dalla Viozena saliva a Carnino, alla Colla di Carnino (o
Colla delle Saline), discendeva poi nella piana dell'Ellero e ne
seguiva il corso fino a Villanova ed a Mondovì. Serviva
principalmente per il trasporto del sale dal mare al
Piemonte». (Guida invernale e alpinistica delle Alpi
Liguri, pag. 148).
«Per quanto riguarda la cosiddetta Via del Sale
che sarebbe passata lungo la Valle dell’Ellero –
proseguiva il Guiglia – si citano i seguenti fatti, che
starebbero a provare la storicità della tradizione: in molti
punti del sentiero che risale l’Ellero si nota ancor oggi la
caratteristica selciatura romana; il nome di Montagna delle Saline
e di Colle delle Saline dato alla montagna che sovrasta il
passaggio da Carnino alla Val d’Ellero; la costante
tradizione che nelle case, di cui oggi non esistono che pochi
ruderi, poste nel piano ad un’ora circa di distanza da
Rastello, vi fosse un deposito del sale ed ivi avesse sede un posto
di guardia; le rovine di un’altra costruzione in muratura che
trovansi sul Pian Marchisio lungo il tracciato dell’antica
strada; il fatto che ove oggi sorgono le poche case di Rastello
esisteva in passato una borgata assai vasta chiamata Subteniano; la
caratteristica costruzione del Ponte Murato che ricorda in tutti
gli aspetti i ponti costruiti dai romani nell’epoca
imperiale». (Opera citata, pag. 149).
Si dice che la strada avesse il nome di “Via Pompea”,
dal Console Gneo Pompeo Strabone che l'avrebbe voluta realizzata. I
sostenitori di questa tesi affermano che le grosse pietre piatte
disposte orizzontalmente sulla sede della mulattiera che collega
Rastello al Ponte della Casa del Sale, ancor oggi ben visibili,
siano ciò che resta dell'originale selciatura dell'antica
strada romana. (S. Piazzo, La via del sale in Valle
Ellero).
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Nel cuore delle Alpi Liguri. Escursioni nei gruppi del Marguareis e del Mongioie (Andrea Parodi Editore, 2012, 272 pp, 20 Eu), di Andrea Parodi, Roberto Pockaj e Andrea Costa
La collana Sentieri e rifugi era stata inaugurata nel 2010 dalla guida sulle Alpi Marittime orientali e centrali, numero 2 in ordine geografico. Ora esce la guida sulle Alpi Liguri, contrassegnata dal numero 1. È dedicata ai gruppi montuosi del Mongióie e del Marguaréis, posti all'estremo lembo sud-occidentale della catena alpina ed affacciati verso il Mar Ligure che, nelle giornate limpide, fa capolino all'orizzonte.
Si tratta prevalentemente di montagne calcaree, caratterizzate da spettacolari paesaggi carsici e da dorsali erbose ampie ed estremamente panoramiche, che a inizio estate regalano magnifiche fioriture. Grazie alle loro quote non troppo elevate, le Alpi Liguri furono frequentate dall’uomo fin dalla preistoria, e ancora oggi su queste montagne s’incontrano innumerevoli tracce lasciate dalle antiche attività dei montanari: mulattiere e sentieri che risalgono a tempi remoti, piloni sacri, chiesette, villaggi e casolari di pietra sparsi sul fondo e sui fianchi delle vallate.
Oltre ai sentieri percorsi dai pastori, nelle Alpi Liguri si conservano tracce e ricordi di remote vie del sale e dell’olio, la cui memoria permane tuttora in alcuni toponimi, tra cui Passo delle Saline e Pian dell’Olio.
La guida Nel cuore delle Alpi Liguri descrive 118 itinerari escursionistici, che si snodano sul lato italiano e su quello francese della catena, nelle valli: Tanaro, Casotto, Corsaglia, Maudagna, Éllero, Pésio, Colla, Vermenagna e Roya.
Descrive dettagliatamente tutti i sentieri d’accesso ai rifugi, i percorsi della GTA e della Via Alpina, il giro del Marguaréis e del Mongióie, la Balconata di Ormea, le traversate da rifugio a rifugio e le più agevoli vie di salita alle vette.
Non è rivolta soltanto agli escursionisti esperti ed allenati: oltre che per le lunghe traversate e le ascensioni alle cime, può essere utilizzata per programmare brevi e facili escursioni che portano a rifugi, laghetti, antichi villaggi, conche erbose, cascate e valichi, indicati nelle descrizioni come mete intermedie ed elencati nell’Indice dei luoghi in fondo al volume.
Gli autori, questa volta in collaborazione con il Parco naturale del Marguaréis, sono gli stessi della precedente guida sulle Alpi Marittime: Andrea Parodi (già autore ed editore di numerosi libri riguardanti la Liguria e le Alpi sud-occidentali), Roberto Pockaj (guida naturalistica ed autore del sito alpicuneesi.it) e Andrea Costa (autore del sito gambeinspalla.org).
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