Grazie alla collaborazione tra Riviera Gang Crew e il progetto Magic Moonday, venerdì 10 febbraio al The Dreamers di Porto Maurizio saliranno in consolle per una serata a ingresso gratuito il dj Manu! e un ospite da Cuneo, Dj Piddu, classe 1971, personaggio da ormai vent'anni noto nel circuito dei suoni in levare: per il suo dj-set attinge a un archivio privato con quindicimila 45 giri giamaicani che vanno dal calypso al jamaican R'N'B , dallo ska al Rocksteady fino all'Early Reggae.
Un'icona che ha collaborato con New York Ska Jazz Ensemble, Buju Banton, Skatlites, Anton Ellis e Davide Rodigan, il nonnetto inglese del reggae.
Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con lui.
Come è iniziato il tuo amore per i suoni in levare?
«Tutto per caso, inizialmente con una forte passione per lo ska europeo 2 tone e post-2tone. Fa lì, con il passare degli anni, ho seguito un percorso filologico che mi ha portato ad approfondire tutte le sonorità jamaicane (anche la moderna dancehall, per intenderci)».
Quando?
«Intorno al 1989; il primo concerto che mi ha colpito fu quello dei Casino Royale, quando ancora facevano sano ska, al Leonkavallo nel 1990...ad un certo punto erano in 17 sul palco!»
A quale di queste sonorità sei più legato?
«La mia passione rimane legata ai suoni delle origini, in cui i musicisti dell'isola hanno dimostrato realmente il loro valore a livello tecnico ed esecutivo... suoni che spesso tuttora vengono riproposti, remixati, riciclati ad infinitum negli studi di Kingston e di tutto il mondo».
Qual è stato il tuo percorso nella musica?
«Sono stato indipendente ed autodidatta, con continui contatti con l'estero per cercare dischi, contattare artisti. Negli ultimi dieci anni, il fare parte della direzione artistica del Nuvolari di Cuneo, mi ha permesso di togliermi gran belle soddisfazioni in tal senso».
E com'è andata al Nuvolari? Che serate ricordi?
«Mi hanno fatto impazzire Bitty McLean (per la sua voce, per la scelta dei ritmi, per la band e per l'estrema gentilezza) e i devastanti californiani The Aggrolites, skinhead reggae da paura! Il tastierista di questi ultimi, Roger Rivas, dopo il concerto è salito in consolle con me ed ha iniziato a fare speech, ovvero a presentare i pezzi che passavo: alla fine mi ha dato il suo indirizzo di Los Angeles affinché gli inviassi dei cd. Altri artisti "nuvolariani", i catalani The Pepper Pots che ho fatto suonare la scorsa estate. Puro soul stile Motown, con accenni ska e rocksteady, prodotti dal produttore di Amy Whinehouse e Marvin Gaye. ERano in dodici sul palco con tre splendide voci femminili: era la sera del mio quarantesimo compleanno e ad un certo punto mi hanno dedicato un brano, ma al posto di dire "Piddu", una delle cantanti mi chiama "Puddi". Ho ancora adesso amici che mi prendono per il culo. Oppure una cena con l'amico tedesco Dr Ring Ding che inizia a cantarmi, in perfetto dialetto partenopeo, varie canzoni classiche napoletane».
Cosa ti piace poter fare in consolle?
«Show accompagnato da musicisti; a tal proposito ne ho fatti con Roy Paci, Mr Tbone, Parpaglione ed Enrico Bluebeater».
Aneddoti sulla tua passione per musica e vinili?
«Periodicamente Rodigan mi manda mail per sapere quali rarità ho comprato. Ho conosciuto di persona Skully Simms, inizialmente ballerino e cantante r'n'b, ska e rocksteady, poi percussionista sul 90% dei dischi usciti in jamaica fra anni Settanta e primi anni Ottanta (compresi molti di Bob Marley); da anni cieco, continua a calcare i palchi con il progetto Jamaica Allstars».