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Rosella Postorino: «La Riviera č una metafora della vita: un territorio inclinato, un percorso in salita»

 
La scrittrice racconta il Ponente ligure. Una terra vera e dura, lontana dalle immagini da cartolina. L'intervista a un ragazza simbolo di una generazione
 
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24 novembre 2011
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di Antonella Viale
   
 
Il mare in salita
La Riviera dei Fiori è un corteo di paesi lungo una strada a picco sul mare, l'Aurelia, dove si vive in apnea aspettando l'estate. È una cascata di borghi aggrappati alle colline, stesi al sole come lucertole, in procinto di scivolare. Case addossate come squame di una pigna, grovigli di carugi, cattedrali di ulivi: per conquistare la cima non puoi avere fretta, devi imparare a respirare. È Sanremo con la sua mitologia dei fiori come una storia d'amore finita. È il Festival come un'ostinata speranza. È Oneglia con le ciminiere dismesse in riva al mare, Dolceacqua con la sua bellezza minerale, Apricale con le raffiche di luce. Triora con le pareti d'ardesia a intrappolare streghe. La Riviera dei Fiori sembra l'Italia: ci sono il cemento, le alluvioni, la 'ndrargheta, l'emergenza rifiuti, i ghetti albanesi e nordafricani. Ma è più dell'Italia: è un racconto apocalittico, risorgimentale, un racconto della Resistenza, una fiaba. La Riviera dei Fiori non assomiglia a niente, perché è un mondo pensato in verticale.
da Ibs.it

Rosella Postorino (1978) vive e lavora a Roma. Ha scritto i romanzi La stanza di sopra (Neri Pozza 2007, selezionato al Premio Strega, vincitore del Premio Rapallo Carige Opera Prima) e L'estate che perdemmo Dio (Einaudi 2009), la pièce teatrale Tu (non) sei il tuo lavoro.

La Liguria di Ponente spiegata al mondo da una donna che è un simbolo e non lo sa. Rosella Postorino è un simbolo dell'Italia contemporanea che non fatica a adattarsi alla contemporaneità: è nata in Calabria, ha trascorso infanzia e adolescenza a San Lorenzo al Mare, ha studiato all'Università di Siena, vive e lavora come editor a Roma, poi chissà. Tra una cosa e l'altra ha scritto due romanzi e Il mare in salita (Laterza, 179 pp. 10 Eu) per una collana che pubblica controguide sia di viaggio sia di opinione.
Rosella Postorino il simbolo: del nomadismo intellettuale, del melting-pot come realtà che dà ottimi frutti, di un senso di appartenenza e un affetto mai acritico. I giovani -l'autrice ha poco più di trent'anni- hanno gli occhi spalancati su una realtà che si diverte a superare l'immaginazione, ma con un misto di stupore e attenzione estrema. Non sono sempre i Peter Pan dello stereotipo.

E il libro rispecchia la parte migliore di quella generazione. È scritto in prima persona, ogni capitolo comprende diversi centri abitati e inizia con un racconto -quasi mai a lieto fine, quasi sempre un po' cupo- legato a uno dei luoghi di cui si leggerà, scelti assolutamente a discrezione della scrittrice. Mancano, per dirne alcuni, Bordighera, Ospedaletti, Ventimiglia, Diano Marina, Pieve di Teco... perché non hanno fatto parte del percorso di crescita di Postorino, non evocano niente di particolare. Altre città, tutte da scoprire e anche da riscoprire, sono lette prendendo a prestito il passo leggero di Calvino, ma con lo stile di un memoir a più voci, tutte della scrittrice, un po' più ragazza, già fuori casa, adulta.

Tra gli obiettivi, c'è: «evitare il pittoresco» spiega Postorino, «il libro diventa quasi un'educazione sentimentale, la storia mia, dei miei amici, del mio amore, dei miei genitori. Ma volevo raccontare il Ponente Ligure, conosciuto solo per il Festival di Sanremo o come il mare dei piemontesi, anche da una prospettiva diversa: quella di campione dei problemi dell'Italia, la speculazione edilizia, la cementificazione del suolo, lo spettro della 'ndrangheta...».
E tuttavia quando scrive del mare, dei ruderi, dei centri rinnovati, della bellezza fané di Sanremo che torna in vita una volta l'anno -e ancora oggi, confessa, non si perde un Festival in tivù- Rosella Postorino trasmette amore, fascinazione, orgoglio critico, trasporta il lettore attraverso brevi percorsi pieni di storia e di bellezza. La bellezza che lo sguardo dell'artista scova e mette a nudo in ogni dove.

Quali sono, se ci sono, i suoi luoghi dell'anima e anche del cuore?

«Il mare era un pensiero assoluto, soprattutto da ragazzina,» risponde Postorino pensando alle attese: delle vacanze, degli amici turisti, gli stessi ogni anno, della sabbia calda, della promessa infinita di fuga portata con sé dall'acqua, elemento anche pericolosissimo».
Poi: «La Rotonda della Passeggiata di San Lorenzo al Mare, poi Apricale, perché quando arrivi dal fondovalle ti sembra davvero che il paese stia per scivolarti addosso, e quando lo raggiungi ti senti quasi ovattata, in una dimensione irreale, e infine Bussana vecchia, con la chiesa sventrata dal terremoto e ancora in piedi, come il fermo immagine di quella tragedia esposto per sempre. C'è un senso di violazione nel guardarla, e insieme di intimità».

Alla domanda secca: tonerebbe? la risposta è no. Alla replica: e da vecchia? La risposta è meno sicura e immediata, non lo sa, vive a Roma solo perché la vita si è strutturata lì. Infatti il libro ci parla di una ragazza -che è tanti ragazzi di due o tre generazioni contigue- combattuta tra un senso di appartenenza radicato, ma negato dalla ragione, orgogliosa di avere lasciato la casa per diventare grande da sola e faticosamente, ma tutt'altro che priva di una nostalgia che non nasconde granché bene».
Sì il brandello più occidentale della Liguria è una metafora della nazione, ma anche della vita. È una grande scuola: «Il modo in cui è fatta la nostra Riviera è una buona metafora della vita: è un territorio inclinato, faticoso, è come se mettesse subito in chiaro che la vita sarà un percorso in salita. Per stare in Liguria devi imparare a respirare, proprio come per rimanere in vita. Però davanti c'è sempre l'altrove, reale o immaginato: il mare».

 
 
 
 
 
 
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