Ad attenderlo le autorità, i rappresentanti cittadini della maggioranza e dell’opposizione, i giornalisti e i cittadini incuriositi. Oliviero Toscani entra, circondato dai fotografi. Roberta, la giovane fotoreporter di Mentelocale.it, forse non troppo abituata alla calca, abilmente si defila, ma lo cattura ugualmente. Ogni tanto si avvicina e mi mostra il display della reflex, «Chissà cosa ne penserebbe lui che è un grande fotografo», mi dice. Ma sabato 19 novembre, Oliviero Toscani si trovava a Imperia per essere premiato come produttore d’olio d’oliva, nell’ambito della seconda edizione del “Premio Frantoi dell’Arte”. Già, perché tra le altre cose, il fotografo ha un podere in Toscana dove possiede 6000 ulivi.
Ecco la motivazione del premio: «Oliviero Toscani, vero spremitore di idee, capace di racchiudere in uno scatto come in una bottiglia d’olio la sintesi della creatività italiana. Le sue immagini scioccanti sono eredi della grande pittura italiana da Mantegna a Caravaggio. La sua ironia e la sua capacità di aprire nuove prospettive riverberano anche nei modi originali con cui ha saputo promuovere il suo olio, unendo alla qualità del prodotto una sempre sorprendente e originale capacità di raccontarlo e promuoverlo».
Attorno al tavolo della sala Lagorio della biblioteca civica il sindaco, Paolo Strescino, il presidente della Camera di Commercio, Franco Amadeo, e Lucio Carli, presidente di Onaoo, hanno voluto contribuire, ciascuno con un breve intervento, a introdurre il premio.
Quando è arrivato il suo turno, Toscani si è alzato e ha cominciato il discorso, dicendosi prima di tutto commosso: «Essere premiato per l’olio è fantastico – poi, scherzando sul suo nome – deve essere destino».
È in vena di bontà, lui che è visto come un personaggio fin troppo scontroso per non avere un po' di timore nell'iintervistarlo. «Questo è un grande gesto di generosità, da parte di voi liguri» Esordisce. Poi aggiunge, un po’ amareggiato: «Però se c’è qualcosa di poco rispettato nel nostro Paese è proprio l’olio, l’ingrediente più importante della nostra tavola. Sul vino i francesi possono insegnarci qualcosa, sull’olio no, perché cresce sulle sponde del Mediterraneo. Lo fanno tutti, dal Nord Africa alla Grecia, ma a far la differenza è la lavorazione. Però dobbiamo svegliarci, ci hanno già scippato la pizza e il gelato. Il caffè ormai è americano e gli spagnoli stanno imparando proprio a fare l’olio».
«Questo Paese – continua Toscani – non vuole bene ai cittadini di buona volontà. Chiunque ne abbia non è aiutato. Ci stiamo dimenticando che l’Italia è fondata sul coraggio dei propri uomini. È fatta dall’arte, non da banche ed economie fallimentari, ma ormai nessuno si batte più per la cultura».
Poi ancora, sulla situazione politica: «Ormai siamo tutti teleidiotizzati, a non funzionare è la struttura e questo per via della classe politica che c’è e che ci siamo meritati».
E allora, parlando di alimentazione, eccolo snocciolare qualche ricetta per uscire dalla crisi: «Il problema è che non abbiamo più il senso della qualità, non sappiamo riconoscere un buon prodotto artigianale, perché ormai siamo tutti dottori disoccupati, mentre bisognerebbe riscoprire i mestieri antichi che oltretutto possono anche portare un buon reddito».
Per finire Toscani è in vena di qualche consiglio agli olivicoltori e ai consumatori: «Agli agricoltori posso dire solo di insistere e perseverare. Se l’olio è buono può e deve essere venduto a 15 euro al litro. I consumatori – continua - dovrebbero capire che dietro la produzione c’è passione, cuore e lavoro e non dovrebbero comprare veleno a buon mercato. Con l’olio ci nasciamo, ci cresciamo e ci moriamo, ma l’ulivo è praticamente immortale, è l’unica pianta che ha un carattere estetico, ci sarà un perché».