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Marino Magliani e La spiaggia dei cani romantici. La recensione

 
Un romanzo elegiaco che ricorda Orengo e Pavese. Dalla pampa argentina a Lloret, passando per le creuze del Ponente. Un libro importante per lo stile
 
   

     
22 aprile 2011
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di Gordiano Lupi
   
 
Marino Magliani
Scrittore e traduttore. Tra le sue opere il romanzo storico L'estate dopo Marengo (Philobiblon, 2003), basato sulla vicenda di tre disertori napoleonici, veterani della campagna di Egitto, e della loro impresa di portare in Europa una grossa quantità di hascisc. Quattro giorni per non morire (Sironi, 2006), Il collezionista di tempo (Sironi 2007) diviso in quattro parti, infanzia, gioventù e esilio di uno scrittore in Olanda, e Quella notte a Dolcedo (Longanesi 2008).
I suoi racconti sono tradotti in olandese e sono usciti sulla rivista Nuovi Argomenti e su antologie Guanda e No Reply.

La spiaggia dei cani romantici: la trama del libro
In mezzo alla pampa, a Lincoln, l'estate finisce quando se ne vanno i chicos piola - i ragazzi all'occhio -, quelli che vestono camicie colorate e ogni anno attraversano la pozzanghera per lavorare in Europa, nei locali notturni della Costa Brava. Un giorno del 1983 da Lincoln se ne va anche Almeja, che ha fatto la guerra delle Malvinas e vuole diventare calciatore: ha origini liguri, andrà in Italia a cercarsi una squadra, e con lui partirà la sua ragazza. Una rotta diversa da quella dei chicos piola, un itinerario nuovo. Una volta in Europa, però, il richiamo di Lloret de Mar sarà ineludibile: la spiaggia dei ragazzi di Lincoln, le notti infinite, la costa dove i giovani si riversano in vacanza, ma anche il luogo dove diversi soldati inglesi trovano una morte violenta. Quante vite si consumano a Lloret, che cosa è stata la convulsione degli anni Ottanta? A distanza di quasi trent'anni una giornalista olandese va alla ricerca di alcuni protagonisti di quell'epoca e, percorrendo un cammino inverso rispetto a quello di Almeja, fa riaffiorare tracce di un passato che sembra inghiottito dai flutti, ma, a tratti, manda ancora bagliori.

Da Ibs.it

Marino Magliani è un nome importante della letteratura italiana contemporanea, scrittore minimalista ma non ombelicale, poetico ma non retorico, dotato di uno stile che ricorda Biamonti e Orengo, ma anche narratori come Pavese e Pardini, attaccati alle loro radici impossibili da rimuovere.
Scrive di luoghi che conosce, per questo è sempre credibile nelle descrizioni di uomini e ambienti, sfruttando -come in questo romanzo- locationes argentine, liguri, spagnole e olandesi.

Magliani ha pubblicato molte opere con Sironi e Longanesi (Quattro giorni per non morire, Il collezionista di tempo, Quella notte a Dolcedo, La tana degli Alberibelli), oltre a una raccolta di racconti per Transeuropa (Non rimpiango, non lacrimo, non chiamo), in collaborazione con Vincenzo Pardini.

La spiaggia dei cani romantici (Instar libri, pp. 233, 14 Eu) è un romanzo on the road che comincia nella pampa argentina e narra le avventure di Almeja, un calciatore di origini liguri che torna in Italia con la sua ragazza per cercare una squadra e cambiare vita. Non si fermerà nella Liguria dei suoi avi, un posto depresso popolato da vecchi, un luogo che non può essere la tanto favoleggiata Europa.
Si farà attrarre dalle notti pericolose di Lloret de Mar, la cittadina di mare spagnola alle porte di Barcellona, descritta come la capitale del vizio, tra droga e personaggi violenti, un posto in balia di bande, spacciatori e micro criminalità.
Trent'anni dopo i fatti sarà una giornalista olandese a svelare segreti nascosti di un passato che ha visto protagonista il giovane calciatore e la sua ragazza.

Non fermiamoci alla trama -ben articolata e complessa- perché la cosa più interessante di Magliani è lo stile, a tratti malinconico e suadente, quasi elegiaco, che ricorda il Pavese de La Casa in collina. Pagine stupende dipingono (è il verbo giusto) il ritorno al paese ligure con pennellate da maestro, immortalando gli olivi che declinano sino al mare e le strade tortuose. Magliani racconta la notte australe con i suoi rospi e i suoi odori, uomini che mangiavano fichi secchi tutto l'anno e facevano i braccianti agricoli, una Liguria decrepita, con la spazzatura all'ingresso dei paesi, le terrazze crollate e gli olivi in mezzo ai rovi, intonaci che scendono a pezzi e ovunque incredibili tubi delle fogne.

Un calciatore argentino osserva il mare stupito, paragona i pescatori ai gauchos, mentre pensa che la distesa azzurra altro non sia che una pampa noiosa di cui non si vede la fine. I paesi sono popolati di vecchi, odorano di tigli e basilico, le persone siedono fuori dalle case a prendere il fresco, altri giocano a carte nei bar del centro, bevendo vino rosso che ha il sapore della roccia. Le pagine migliori di Magliani sono dedicate alla sua Liguria -descritta in modo magistrale come avrebbero fatto Orengo e Biamonti- e non è difficile apprezzare la nostalgia dell'esule, dello scrittore che mantiene le sue radici da lontano e ogni volta che torna rivive un nuovo sorprendente incontro.

Lloret de Mar con le sue spiagge, le discoteche, i ragazzi a caccia d'avventure, ma anche la sconfinata pampa argentina di Lincoln e le coste olandesi sono altri luoghi dove si svolge l'azione, descritti con rapide pennellate, rese vive da una prosa mai banale e scontata, ma ricercata e colta.
La spiaggia dei cani romantici sin dal titolo non si presenta come un libro di pronto consumo, ma deve essere apprezzato con il rispetto e l'attenzione che merita la vera letteratura.

 
 
 
 
 
 
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