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Piazza Bresca, l'isola del turismo tra i pub Big Ben e 21

 
A due passi dal mare, lontana dal traffico e aperta solo ai pedoni. Tra storia, movida e divi di passaggio. E il mojito più grande del mondo
 
   

     
Sanremo, 04 aprile 2011
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di Anna Castellana
   

Piazza Bresca è il cuore vivo e pulsante di Sanremo. Per me, che ho scelto di iniziare da qui il mio secondo tempo, rappresenta qualcosa di più: è casa. Dal 2007 vivo in quello che era il borgo marinaro della città, di fronte al porto vecchio. Al terzo piano senza ascensore (il mio step quotidiano) di un tipico palazzo ligure, sviluppato verticalmente, con gli archi di sostegno e i muri che non sanno cosa significhi essere in bolla.

Negli anni il quartiere si è trasformato in un'oasi turistica, un'isola pedonale a due passi dal centro dello shopping da una parte e dal mare dall'altra. La piazza è intitolata al sanremese legato alla storia dell'obelisco egizio di piazza San Pietro, in Vaticano. Quando venne eretto, nel 1586, Capitan Giovanni Bresca sfidò il silenzio, imposto da Papa Sisto V, con il famoso: «Aiga ae corde!». L'avvertimento di bagnare le funi tese e surriscaldate, che stavano per cedere, gli valse il privilegio papale di fornire al Vaticano i parmureli per la Domenica delle Palme.

Piazza Bresca è un autentico microcosmo, che si sveglia al mattino con il rifornimento del pescato del giorno ai ristoranti. Quello in cui esco per andare al lavoro, è uno dei momenti di vita vera, che preferisco. Se splende il sole, alle finestre si vedono i panni stesi. Se invece piove, dentro i panni e fuori le piante ad innaffiarsi, compresi i centritavola dei numerosi dehors, che animano l'angolo più caratteristico della Città dei Fiori. Si va, quindi, dalle mini stelle di Natale ad un tripudio di colori con lo sbocciare della bella stagione e, in fondo, anche questo segna lo scorrere del tempo nella piazza.

Il clima mite della Riviera consente pranzi e cene all'aperto dall'inizio della primavera all'autunno inoltrato. Se la cucina locale è così famosa, è per via degli ingredienti freschi, preparati al momento, e per la qualità delle pietanze, che costituisce un valore aggiunto nella ristorazione moderna. «Il pesce è fresco quando non si sente. Niente burro, solo olio di oliva. Per la zuppa ci vuole studio: lo spada è troppo grasso, l'ideale è la murena». Ecco alcuni segreti del ristorante Da Vittorio, al civico 16 da oltre vent'anni, svelati da una signora in minigonna, minuta ma ferrea, che si chiama Ornella e che, in un posto dove ci si conosce tutti, è una mamma più che uno chef.

Da Vittorio, inoltre, presenta la particolarità di essere l'unico locale in piazza Bresca a rimanere aperto tutti i giorni a pranzo e a cena. La continuità d'orario rende un servizio collegato agli eventi, che si svolgono durante l'intero anno in città, soprattutto il Festival di Sanremo, e fa del ristorante un punto di riferimento per turisti, habitué e per i vip, che ruotano attorno alla kermesse canora. Tra questi, nell'ultima edizione, anche il conduttore Gianni Morandi, che abbiamo incontrato per farci raccontare cosa ne pensa della pista ciclabile, che passa proprio davanti alla piazza (leggi qui l'intervista).

La comunità del borgo, perché qui continua ad esistere un senso di comunità, esce nel pomeriggio, quando il passeggio fra via Roma e via Nino Bixio si popola di famiglie, con i bambini liberi di giocare per strada e gli anziani seduti sulle panchine a contarsela, termine dialettale per indicare le quattro chiacchiere.
Il colore è il verde delle palme, preziosa eredità dell'Ottocento, quando Sanremo era luogo di villeggiatura e di cura per la nobiltà europea. Le prime piante, infatti, furono donate alla città dalla zarina Maria Aleksandrovna, moglie dello zar Alessandro II di Russia, alla quale è dedicata la passeggiata Imperatrice, non lontana dalla piazza.
La discesa è ornata con alberi di arance, che profumano di storia: raccontano di marinai e mercanti che, navigando sotto costa, sentivano l'aroma aspro degli agrumi, coltivati lungo il litorale.

Per la merenda, è d'obbligo fare un salto in una delle focaccerie di via Gaudio, dove si fanno a mano la focaccia (quella alta, con l'olio e il sale che si ammucchiano nei buchi, fatti con le dita) e la sardenaira (per favore, non chiamatela pizza. E' tipica di Sanremo. Il nome deriva dal fatto che una volta si usavano le sardine sotto sale, oggi le acciughe. E, nella copertura, il pezzo forte sono le olive taggiasche: piccole, nere e molto saporite).

All'happy hour, altro mio momento prediletto, nelle sere d'estate si può godere della musica dal vivo offerta dal CIV (Centro Commerciale Integrato di Via). Preferibilmente jazz, la musica dev'essere comunque acustica e non invasiva, anche perché la Città dei Fiori è uno dei pochi posti in Italia dove gli affari si fanno sorseggiando l'aperitivo. Il consorzio dei commercianti di piazza Bresca si è costituito ufficialmente nel maggio del 2008, appoggiato dalla Confcommercio di Sanremo. Promotore dell'iniziativa l'attuale presidente Andrea Di Baldassare, titolare del pub Big Ben e, insieme all'amico Fausto Vadini, del lounge bar 21.

I due locali sono entrati nel Guinness dei primati il 9 settembre 2010 con il mojito più grande del mondo. Chili e chili di lime e zucchero di canna raffinato bianco, centinaia di litri di soda e rum bianco Brugal, il più venduto nei Caraibi, e tanta, tanta menta, per un totale di 877 litri, certificati dal Guinness World Records.

Il Big Ben, all'incrocio di piazza Bresca e piazza Sardi, nasce nel 1996 da una scommessa fra Andrea e suo padre Luigi, sull'apertura di un locale notturno e sul lancio di una movida sanremese in un quartiere di pescherie e qualche già rinomato ristorante di pesce. Da allora, grazie ad una continua ricerca e innovazione, il pub garantisce un'ospitalità calda ed accogliente. E la dolce vita della piazza è diventata un appuntamento immancabile per cittadini e furesti, in particolare milanesi e torinesi, che nei weekend raggiungono agevolmente le seconde case in Riviera.

E con la piazza illuminata, i locali aperti e centinaia di persone che girano, è aumentata la sicurezza del luogo e dei suoi residenti. E' bello vincere una scommessa e Andrea ogni tanto lo ricorda a Luigi, con un pizzico di orgoglio.

Altra sfida, altro successo: il 21 si inaugura il 21 luglio del 2008. Il nome proviene dalla leggenda di tre nobili sanremesi, i quali, all'epoca delle streghe di Triora, si riunirono nella locanda, dove oggi sorge il locale, e misero a disposizione ciascuno sette cavalieri per la caccia alle bagiue. Non è dato conoscere la sorte dei tre nobili, fatto sta che i loro fantasmi aleggiano ancora oggi intorno al civico 21 di piazza Bresca.
L'interno del bar, più intimo e old-fashioned, richiama l'allure della locanda, mentre nel dehors ogni particolare è curato per creare un ambiente raffinato e di tendenza.
Un suggerimento per una serata speciale? Prenotate l'esclusivo Tavolo 21 e ordinate il drink di punta, lo stimolante 21 in Love.

Il 17 marzo 2011, infine, l'Italia ha festeggiato i 150 anni della sua unità. Per la serie: non ci facciamo mancare nulla, in piazza Bresca, all'incrocio di via Gaudio e via Nino Bixio, una lapide commemora l'Eroe dei due mondi e ricorda: «Da questa casa Giuseppe Garibaldi nel dì 22 settembre 1848 confortò il popolo a non disperare nelle sorti d'Italia».

 
 
 
 
 
 
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