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Festival di Sanremo: 60 anni di musica in immagini

 
Dal 13 al 28 febbraio, al Palafiori, il catalogo 'Sanremo Story'. Da Mina a Louis Armstrong, i protagonisti della kermesse nelle foto dell'Archivio Moreschi. Di Giacomo Revelli
 
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Sanremo Story: leggi la prefazione di Vincenzo Mollica  
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Sanremo, 20 febbraio 2010
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di Giacomo Revelli
   

Un anniversario, un compleanno, un genetliaco, si festeggia spesso guardando indietro il tempo cristallizzato nelle vecchie foto. Di questi momenti è piena l'infanzia e la vita di tutti. Ma quando a compiere gli anni è qualcosa come il Festival di Sanremo, le cose cambiano, assumono contorni nuovi, le immagini sono ben più della rappresentazione di ciò che stava accadendo in quel momento e, seppur scattate 60 o 40 anni fa, non appartengono più al passato ma sconfinano nel presente.

E allora non si parla più soltanto di nostalgia, qui si abbandona la cronaca e si entra nell'antropologia, quei volti, quei risvolti, quei sorrisi e quelle canzoni sono parte del nostro patrimonio ereditario, attimi della nostra coscienza collettiva, giungono ad essere un potente fertilizzante per le nuove idee del futuro. E' ciò che accade sfogliando il catalogo della mostra Sanremo story. 60 anni di musica italiana, allestita con la supervisione di Pepi Morgia al primo piano del Palafiori di Sanremo, dal 13 al 28 febbraio 2010.

Cento pagine di immagini tratte dall'Archivio Alfredo Moreschi, realizzate da Silvano Guidone & Associati e curate da Claudio Porchia, con ogni tanto una spruzzata di humor del vignettista Tiziano Riverso. Un catalogo che, vista la densità e la sostanza dei ricordi che contiene, potrebbe avere una vita a sé, indipendente da quella della mostra e che si spera la Grandi Eventi voglia dargli, rendendolo disponibile nelle librerie anche dopo il finissage per i molti che si sono persi la mostra-evento.

Le immagini ma anche le voci, i suoni ad esse collegati: degli albori, del dopoguerra, del boom, della contestazione, della congiuntura, del compromesso storico, della Sanremo da bere. Ha ragione Vincenzo Mollica a definire la mostra allestita da Pepi Morgia e questo catalogo come un'«opera pop». Il Festival di Sanremo ha formato per anni effettivamente la nostra vox populi: motivetti, slogan, battute e canzoni partoriti al Casinò o all'Ariston e che sono tuttora tra noi. Ma le fotografie di Moreschi e gli aneddoti recuperati da Claudio Porchia ci descrivono anche l'imago populi: in 60 anni di scatti, c'è praticamente la nascita di una nazione.

Come la lettera che la Rai inviò alle case discografiche nel 1950, in cui s'invitava a partecipare con canzoni in lingua italiana, in tempi in cui si preferiva il dialetto - come si cambia - e quell'idea di Amilcare Rambaldi che cambiò per sempre la musica italiana: alla fine si ha l'impressione che Moreschi sia riuscito a fotografare pure quella.

Foto di personaggi: la prima Nilla Pizzi con un vestito alla Hayworth che non metterà mai più; Claudio Villa che arriva a Sanremo in treno; Modugno scatenato in una pubblicità per una marca di apparecchi radio; Celentano ripreso dietro una selva di garofani che canta spalle al pubblico; Mina agli esordi; Mike Bongiorno alla prima esperienza ma già padrone del video; Patti Pravo e le sue prime scandalose trasparenze.

Foto di situazioni: i cantanti e i musicisti a messa dai Frati Cappuccini prima dell'apertura; Gino Cervi-Maigret che s'aggira con la sua pipa per i camerini a controllare che sia tutto regolare; il faccione stupito di Louis Armstrong, costretto da Pippo Baudo ad abbandonare il palco prima del suo When the saints go marchin per pure esigenze di palinsesto. La kermesse e la sua evoluzione: il legame con i fiori e la floricoltura, forse ormai perduto del tutto, il Corso Fiorito, una volta vicino e quasi parte del Festival.

Preziose anche le interviste, come quella a Dario Fo sul ControFestival di Villa Ormond nel 1969 che ben illumina l'atmosfera di quegli anni, o l'esperienza di cronista di Giampiero Moretti che racconta la meccanica del Festival da dentro.

Un catalogo per tutti, vicini e lontani, giovani e meno. Per capire ciò che ogni anno, per una settimana, si ripete ormai come un rito.

 
 
 
 
 
 
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