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Dell'approvvigionamento idrico della città di Genova

 
Il nuovo libro di Giacomo Revelli. Il rapporto viscerale con l'acqua della Superba, nelle teorie del chimico-indagatore Neptuno Caeiro. Il 5 febbraio la presentazione a Taggia
 
eventi
Venerdì 5 febbraio 2010, alle ore 17.30, a Taggia (Villa Boselli, via Boselli 1), si svolge la presentazione del romanzo Dell'approvigionamento idrico della città di Genova di Giacomo Revelli. Introduce Claudio Porchia. Insieme all'autore intervengono Vincenzo Genduso (sindaco di Taggia) e Marco Oliva (Comitato Imperia per l'Acqua Pubblica).

Vi proponiamo un estratto del libro.
 
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Taggia, 4 febbraio 2010
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di Giacomo Revelli
   
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Dell'approvvigionamento idrico della città di Genova: il nuovo libro di Giacomo Revelli

La trama: Neptuno Caeiro, un chimico di origine portoghese, addetto alle analisi dell'acqua potabile, assaggia ogni giorno l'acqua dei due principali acquedotti di Genova, De Ferrari-Galliera e Nicolay. È convinto che esistano differenze profonde tra chi beve l'acqua dell'uno o dell'altro acquedotto e che Genova abbia un rapporto tutto particolare con l'acqua, in tutte le sue forme: dal mare alla pioggia, all'acqua potabile, ai problemi che, da sempre, la città ha con la carenza, con l'abbondanza, o l'eccesso di questo elemento. Da anni raccoglie prove scientifiche per verificare questa sua teoria in un saggio, Dell'approvvigionamento idrico della città di Genova, che non riesce a terminare. Quando, per caso, si trova immerso nella risoluzione di alcuni omicidi inspiegabili, avvenuti in punti diversi della città, crede di avere l'occasione giusta per dimostrare le sue idee. Ciò lo porterà a coinvolgersi attivamente nelle indagini e ad aiutare una giornalista che si occupa del caso.

L'autore: Giacomo Revelli è nato a Sanremo nel 1975. Vive a Genova dove lavora come copywriter e redattore per i siti web della Regione Liguria. È autore di racconti pubblicati in diverse antologie tra cui La Stazione, Terre di Mezzo editore 2005; Liguria in giallo e nero, Frilli editori 2006, La Liguria nero su bianco, Il Foglio Letterario, Parlami di Aurelia, Edizioni Diabasis. Il suo romanzo Autofiori ha vinto il concorso Il giallo ligure di EnnePilibri ed è stato pubblicato nel 2006. È tra i collaboratori di mentelocale.it, quotidiano online di cultura e tempo libero in Liguria. Sul suo blog Baroni rampanti racconta il ponente ligure. Collabora alle sceneggiature e alle ricerche di ZemiaFilm, unità di videoproduzione di documentari etno-antropologici.

Pur abitando nello stesso palazzo, nella stessa scala, lui nell'appartamento sopra, lei in quello sotto, Neptuno Caeiro e la signora Rita Canepa, non s'incontrano mai. Quando ciò accade, c'è sempre di mezzo l'acqua: lei lo aggiorna sullo stato di salute di una vecchia macchia d'umido che tappezza il soffitto del suo salotto, che da anni va e viene e non s'è mai capito da dove arrivi. Lui, allora, le restituisce il favore raccontandole delle notti insonni passate a causa della vecchia grondaia, Che bisognerebbe farla cambiare, che così proprio non va, Ah, non mi dire Neptuno, aggiunge la Rita, che da me non solo gorgoglia e parla, ma pure spruzza e il mio geranio con tutta quell'acqua, sta per marcire!

Il vero motivo di questi incontri è però un altro. È la signora Rita ad occuparsi del conteggio e della riscossione della bolletta dell'acqua nel caseggiato. Questo almeno per quanto riguarda chi, come Neptuno e lei stessa, ha l'acqua DFG; per chi ha la Nicolay è tutta un'altra storia, tariffe, conteggi, contatori diversi e l'esattore, poi, è il signor Arnaldo. Che Neptuno non si occupi dell'acqua di casa sua potrebbe suonare strano. Ma come? Uno che lavora per gli acquedotti che non sa neppure quanto deve pagare di bolletta dell'acqua?

È questa invece una delle sue abitudini più consolidate: delega alla gentile signora Rita l'onere di leggere i contatori e calcolare l'importo della fattura dell'acqua che lui paga regolarmente, nel rispetto di conguagli e perequazioni. È una fortuna: Chissà se non avessi l'acqua DFG, pensa spesso, Avrei a che fare con l'Arnaldo, un Nicolay, quell'antipatico brontolone, sono anni che lo saluto e ne ricevo in cambio soltanto insulti, sarebbe terribile.

Tutto ciò ha assunto nel tempo un significato. È dall'insieme di esperienze, comportamenti e piccoli fatti del genere che Neptuno Caeiro avvalora quella che considera la sua Teoria generale degli acquedotti di Genova. Una cosa per lui è certa: tra chi è servito dall'acqua DFG e chi usa l'acqua Nicolay corrono differenze profonde e tali diversità si possono trovare negli atteggiamenti degli abitanti di Genova. Ha due anime questa città: quella di chi sogna e quella di chi mugugna. L'una è collegata ad un acquedotto l'altra a quell'altro. Non si tratta di diversità di tipo fisico o somatico (oddio, Neptuno Caeiro non ci metterebbe la mano sul fuoco e su questo ha già notato delle particolarità, più distesi i tratti degli uni, più contratti quelli degli altri), tutto si concentrerebbe nel carattere, nel comportamento: disponibili, spontanei, loquaci i DFG, burberi, formali, laconici i Nicolay. Ottimisti, magnanimi, sognatori e utopisti gli uni, mugugnoni, tirchi, scettici e realisti gli altri. E si potrebbe continuare con l'elenco delle qualità: dopo 15 anni di permanenza a Genova, il chimico Neptuno Caeiro ha isolato tutti gli stati possibili di entrambi i tipi di atteggiamenti, negli aspetti positivi e in quelli negativi e sa riconoscerli qualora gli si presentino dinnanzi. Saprebbe indicare su due piedi chi appartiene all'uno e chi all'altro, come la signora Rita, la sua vicina di casa, così solare e disponibile, sicuramente una che sogna, e, invece, il signor Arnaldo, l'inquilino del piano di sotto, cupo e refrattario, con sempre una mezza parola in più, uno che mugugna. E Domenico, della Latteria, che ha sempre una buona parola per tutti, anche quando diluvia, o, invece, il signor Parodi, il suo capoufficio, ruvido e uggioso.

Neptuno Caeiro è fermamente convito che queste differenze siano dovute all'acqua. Ha abbozzato anche una spiegazione scientifica: l'essere umano, lo si sa, è costituito per il 70% d'acqua. Data la grande importanza di questo elemento nella composizione totale, le sue caratteristiche avrebbero un ruolo fondamentale nel determinare le qualità degli uomini. Tutto ne verrebbe coinvolto: processi digestivi, cardio-circolatori, neurologici e, chi lo sa, addirittura anche tratti somatici e fisionomici. Ma sono gli atteggiamenti della psiche quelli che ne risentirebbero di più. Oltre alle necessità fisiologiche, l'acqua è presente nel nostro ambiente molto più di quanto si possa immaginare. Nel consumo idrico quotidiano rientrano molte attività, tra le quali, paradossalmente, il bere non è la più importante. Con l'acqua del rubinetto, ci si cucina, ci si lavano i vestiti. Con essa si nettano tutte le cose che ci circondano, ci si lava e ci si rinfresca. Per non considerare poi quella che corre nei tubi del riscaldamento incassati nei muri o nel pavimento e forma una vera e propria gabbia d'acqua attorno a noi. Una qualità d'acqua piuttosto che un'altra, quindi, condizionerebbe moltissimo l'umore, il temperamento, i comportamenti, quando non, addirittura, pensieri, idee concetti.

È questa la risposta di Neptuno Caeiro alla domanda sulle due anime di questa città, una che sogna e una che mugugna: la prima sarebbe collegata all'acquedotto De Ferrari Galliera, l'altra, invece al Nicolay.

 
 
 
 
 
 
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