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Premio Tenco: il think tank della musica italiana

 
Si č conclusa sabato 14 la trentaquattresima edizione del festival della canzone d'autore. Negli stessi giorni Sanremo sdoganava il dialetto. Dalla community
 
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Sanremo, 16 novembre 2009
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di Giacomo Revelli
   

Nello stesso giorno che registra il "condono dialettale" al Festival di Sanremo, si chiudeva, sabato 14 al Teatro Ariston, il Premio Tenco 2009. Ma la solita strana (o studiatissima) puntualità dei lanci Ansa non scalfisce la qualità della trentaquattresima edizione del premio dedicato al cantautore, che per tre giorni ha portato a Sanremo autori e musicisti di altissimo livello da ogni angolo d'Italia e del mondo.

Anzi, come Antonio Silva, storico conduttore delle tre serate, ha avuto modo di suggerire in conclusione, quelli del Club Tenco non si sono mai posti il problema della presenza del dialetto nelle canzoni. Lo dimostra il fatto che ogni anno si attribuisce un premio al miglior album in dialetto: quest'anno è andato a Enzo Avitabile, esibitosi in alcuni brani dal suo Napoletana.
La notizia dell'avvallo degli idiomi locali nel Festival della Canzone Italiana non fa che segnare una ulteriore differenza tra le due manifestazioni. Ora anche sull'interpretazione stessa di dialetto. L'outing dei responsabili del Festival di Sanremo, motivata probabilmente da ragioni politiche più che artistiche, segna anche la nascita di una locuzione nuova, la Lingua dialettale italiana, roba che farà urticare i linguisti ed esalterà i leghisti, e che non mancherà di suscitare polemiche.
Un esempio su tutti: Creuza de ma, album in testa al referemdum del Club Tenco "Quale album porteresti con te sull'isola deserta" è in "Lingua dialettale italiana" o in dialetto genovese? Potrebbe, casomai, partecipare al Festival una canzone simile? A febbraio l'ardua sentenza.
 
Due fratelli? Due cugini? Due rivali? Cultura, ricerca e contenuti oppure leggerezza, VIP e marketing? Forse Premio Tenco e Festival di Sanremo rappresentano due interpretazioni, declinazioni differenti della stessa cosa, come spesso avviene nel nostro Belpaese. Ma, per il fatto stesso che siano a pochi mesi di distanza l'uno dall'altro, oggi ci è più facile il gioco di trovare differenze che affinità.

Lo stesso palcoscenico minimal, affollato sabato sera dagli strumenti e dai synthesizer per l'esibizione di Morgan, tra 60 giorni si trasformerà nell'esercizio di stile dell'archistar di turno (con polemiche relative all'uso o meno di fiori o fronde locali).
E anche dall'altra parte del sipario non mancano differenze profonde. Nel pubblico stesso presente in platea sabato sera le sciure della Sanremo bene che preferiscono assolutamente Morgan a Dante, che non capiscono l'illuminismo zenese di Boggero, sedevano assieme agli spulciatori di testi, agli arrotini degli accordi, "a quelli che il Tenco", insomma.
E i temi? I grandi messaggi? Tanto sono pop al Festival quanto assumono il carattere di testimonianza al Tenco. Come Angelique Kidjo, premio Tenco 2009 (con Franco Battiato), che parla della dittatura in Benin, paese d'origine da cui è fuggita giovanissima.

Resta il fatto, comunque, che il Premio Tenco è il think tank della musica originale italiana, il serbatoio a cui attingono poi molti di quelli che poi saltellano dall'altra parte, qualche mese dopo. E la rassegna sanremese è sempre un momento buono per fermare il mercato della musica e scendere a fare due passi tra le idee.

 
 
 
 
 
 
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