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Libereso Guglielmi, il poeta dei fiori

 
Intervista al giardiniere di Italo Calvino: il Barone Rampante, i sapori di una Sanremo scomparsa e la questione dei pini di via Padre Semeria
 
eventi
Tre settimane fa è partita la nostra inchiesta sulle aree verdi e sulle iniziative per preservare i polmoni delle città. Abbiamo parlato anche della sentenza del Tar che dà il via libera ai cantieri per la costruzione di un parcheggio nel parco dell'Acquasola, a Genova, in cui sono a rischio una trentina di alberi secolari.
Poi Giorgio Boratto ci ha parlato dell'attività di guerrilla gardening e ci ha raccontato lo stato in cui versano le aiuole di Carignano, la passeggiata fra Mura delle Cappuccine e il Parco dell'Acquasola, Villa Gruber e Villa Croce. I 'guerriglieri dell'aiuola' non fanno azioni violente, semplicemente si prendono cura degli spazi abbandonati o pieni di spazzatura e gli ridanno vita, piantando fiori e piante.

Abbiamo chiesto alla community di mentelocale.it di segnalarci gli spazi verdi incolti o degradati, oppure di descrivere i luoghi che sono stati risanati da privati cittadini: in molti ci hanno mandato il loro contributo. Da Sanremo, Claudio Covini ha anche parlato del caso dei pini di via Padre Semeria, che alcuni vorrebbero abbattere per piantare le palme.

Nella chiacchierata con Libereso Guglielmi che vi proponiamo qui sotto, si parla anche di questo. Oltre che di Italo Calvino, della Sanremo che non c'è più, e di tante altre cose. Buona lettura.

Continuate a inviarci le vostre segnalazioni, a scriverci le vostre opinioni o a mandarci foto o video all'indirizzo redazione@mentelocale.it.
 
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Sanremo, 8 agosto 2009
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di Alberto Pezzini
   
Libereso Guglielmi
Libereso Guglielmi

Lo incontro in via Dante Alighieri 103 a Sanremo. Una casa antica, in mezzo alle altre case, con un giardino che scoppia letteralmente in mezzo al cemento. Quando esci di casa, o ci entri attraverso il piccolo cancello principale, la prima vista che ti capita di scorgere è Monte Bignone, cioè il timone dei vecchi sanremesi, una sorta di antica visione del cuore.
Fa caldo, è un pomeriggio d’agosto, ma noi stiamo su di un terrazzo da dove puoi vedere uno spicchio di mare e quella foresta che fa tanto il Barone Rampante. Libereso Guglielmi, noto al mondo come il giardiniere di casa Calvino, mentre mi parla della sua vita, disegna. Di tutto, con un tratto leggero che non si stanca, e senza mai alzare la penna dal foglio.

La sua è stata una vita da Jules Verne: nasce a Bordighera nel 1925, comincia a studiare botanica con Mario Calvino, padre di Italo e grazie ad una borsa di studio, nel giardino della Direzione Sperimentale per la floricoltura di Sanremo. Mentre Libereso aveva 15 anni, Italo ne aveva 17. Trascorrono insieme – di vita – dieci anni. Uno fa il giardiniere, e l’altro si trova in un'incubazione da cui uscirà uno dei più grandi scrittori italiani.
Libereso va in Inghilterra per qualche giorno e ci resta per degli anni, come capo giardiniere al giardino botanico di Middleton–House dell’Università di Londra e ricercatore presso la facoltà di Farmacologia per la stessa università. Quando torna a Sanremo, gli danno una carriola per spalare il letame e gli dicono che bisogna vedere.

Se ne va. Va a Lesmo, vicino a Monza, dove rimette a vita nuova il parco della Villa di proprietà del Credito Italiano, e poi viaggia in tutto il mondo sempre dietro ad una pianta, ad un’idea di vita.
Oggi insegna a disegnare ai bambini con le lettere dell’alfabeto che stende sul foglio con una velocità prodigiosa, da bambino mai cresciuto. Conosce le piante in modo scientifico fin nei minimi particolari: quando va in Inghilterra e si presenta ad un concorso, riesce primo su tutti gli altri inglesi. Sa a memoria i nomi latini delle piante, e quindi non sbaglia. Oggi sa vita, morte e miracoli delle proprietà di quasi tutte le piante anche perché le ha viste nel mondo. Ha un occhio leonardesco per la pianta ed una memoria viva per le loro qualità. È un poeta dei fiori, degli alberi, e dei frutti. Possiede chili di premi che il mondo gli ha regalato e quadernoni dove ha disegnato le piante in un modo che sembra di viverle da vicino manco uno ci abitasse dentro.

Sei tu il Barone Rampante? «Si». Non ha un’esitazione quando mi risponde. Per un anno, durante la guerra, ha vissuto in montagna perché a Sanremo non ci poteva tornare. Si è nutrito di piante mangerecce, in accademia si chiamano eduli.
Com’era Italo? «Era uno riservato, molto chiuso. Però una volta l’ho sentito cantare una nenia goliardica del tipo: Daglielo duro, daglielo mollo… Era uno che osservava molto. Io però ero molto legato a suo padre tant’è che se dovessi dare dei voti darei cento a Mario e dieci ad Italo».
E mi racconta tutta la storia dei Calvino, di Mario grande maestro e botanico curiosissimo, bestemmiatore fiorito, della madre severa di Italo, di Italo che scriveva perché non voleva fare il botanico, e di sé stesso che invece per vivere aveva scelto una libertà completa, molto appagante.

Sanremo sembra che non si sia mai accorta di avere un barone rampante come Libereso in casa. Lo ha sempre un poco snobbato, in realtà lo ha profondamente invidiato e di un’invidia verde come certe piante velenose. Senza un rimedio preciso e senza una spiegazione vera.
Quando sono tornato dall’Inghilterra a Sanremo, mi hanno dato una carriola con del letame. Oggi cosa ne pensi del verde nelle città?
«Mancano i giardini», mi risponde subito, lui, il protagonista di Un pomeriggio, Adamo, il giardiniere dalla faccia marrone e dal sorriso che parla. «Senza giardini una città non vive. Non possono viverci neanche i bambini». I bambini sono per Libereso un’attività didattica a tempo pieno. Ed una sorta di professione umana in cui l’insegnamento delle virtù delle piante è anche poter trasmettere cosa il mondo vegetale contiene dentro di sé, in fondo in fondo.

In effetti, Libereso sembra un pifferaio magico con tutti quegli scolari che gli scrivono, e a cui insegna a disegnare e disegnando spiega un mondo che di solito è bello morto e colorato sui libri di testo. Libereso è il mondo vegetale, con i suoi tic, i suoi spazi microscopici, e la sua vita molecolare che vi si agita dentro senza un freno. È un custode di antichissimi segreti che ha visto su incunaboli antichi e sperimentato in natura con chi alla natura dava del lei anziché del voi. È un druido dei giorni d’oggi a cui Sanremo non riconosce se non brevi, avare menzioni di facciata.

Cosa ne pensi dei pini di Via Padre Semeria? Parliamo di un polmone di tantissimi pini in odore di essere sostituiti perché le loro radici danneggiano l’asfalto: «sarebbe un grande errore sostituirli. In alcuni paesi hanno imparato a potarne le radici da sotto. Sostituirli con delle palme è un errore. La palma vuole umido sotto e sole sopra. Dimmi te che umido può avere una palma conficcata nel cemento ed abituata a pescare acqua nel deserto delle oasi».

A questo punto si alza e mi indica il giardino. Devo assolutamente vederlo. Mi fa strada. Ci sono tutte le specie tropicali che una volta vivevano a Sanremo in modo naturale, dopo la loro traslazione. «Qui ci sono avocado che una volta stavano a Sanremo». Mi dice anche che – fuori dal cancello – non esistevano case ma soltanto mandarini, limoni e gialle mimose. La Sanremo dei profumi di un tempo. Mi sembra di sentire il mio papà quando andava a pescare al Morgana a piedi nudi e nel mare, a riva, c’erano i gamberi tra le canne.
Questo giardino è un incanto anche perché sembra un file compresso tanto è ripieno di specie diverse e di provenienza eteroclita. È un giardino dell’incanto, una foresta naturale che non sembra avere sentito i disagi del tempo. Neanche di quello interiore se Libereso è così bello e vitale a ottantaquattro anni. Sembra che per lui, quel pomeriggio in cui rideva in una bella faccia marrone, sia dietro l’angolo. Ancora lì.

PS. Di quest’uomo che ogni città sarebbe orgogliosa di avere tra i propri concittadini c’è un libro intervista che sembra regalare un viaggio senza pagare quello che vale veramente, ossia a peso d’oro: Libereso, il giardiniere di Calvino. Da un incontro di Libereso Guglielmi con Ippolito Pizzetti (Muzzio editore 2009, 202 pag, 16 Eu).

 
 
 
 
 
 
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