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Jazz sotto le stelle a Ospedaletti: concerto di Gianluca Renzi

 
Un'orchestra di dieci elementi, tutti nomi di punta della scena italiana. Il racconto di Giovanni Choukhadarian
 
   

     
Ospedaletti, 5 agosto 2009
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di Giovanni Choukhadarian
   
Gianluca Renzi
Gianluca Renzi

D'estate, in Riviera, va così. Per giorni e giorni non succede niente e il massimo del fashionnable è imbriacarsi di Vermentino de li colli. Poi, tutto d'un tratto, a Cervo suonano Lucchesini e Mirabassi (nel senso del Gabriele) e, a Ospedaletti, cioè a 40' di macchinina brillante della fidanzata, c'è la big band del contrabbassista romanpariginewyorkese Gianluca Renzi, con dentro un frègo di nr. Uni del jazzismo italiano. Per dire: Fabrizio Bosso e Fabio Morgera alla tromba, con Roberto Rossi al trombone (prima sezione), Rodolfo Giammarco soprattutto al tenore, Daniele Tittarelli all'alto, Dario Cecchini a baritono, flauto e clarinetto basso (seconda sezione: e da lui gli a solo più belli ascoltati dallo scriba quest'anno), Pietro Lussu al piano (lussureggiante nel bis di "Gazzelloni", arrangiato in modo superbo, come tutto il resto, dal contrabbassista e bandleader Gianluca Renzi), Lorenzo "Touch" Tucci alla batteria e appunto Gianluca Renzi.

Il concerto, si ripete a Ospedaletti (cioè non, per dire, al Blue Note di Tokyo), apre la VI rassegna Jazz sotto le stelle, organizzata da Umberto Germinale e si chiama con coraggio Charles & Joe - perché, è noto, i villeggianti cuneesi e brianzoli di Ospedaletti, quando sono in ispiaggia, hanno nell'Ipod soltanto Mingus e Henderson, no? Renzi, che è di Roma, capisce la situazione, annuncia ogni singolo pezzo e, alla fine di ognuno, chiama gli applausi per i solisti che hanno avuto più spazio: perfetto celebrante del rito, il Renzi, con tono sobriamente arcivescovile. Bisogna fare l'elenco dei pezzi? Magari anche no: non li conosceva quasi nessuno, i circa 300 presenti si sono divertiti lo stesso, tipo la signora che improvvisava improbabili scat sugli assoli a mitraglia di Bosso, o quell'altro di fianco allo scriba, che ha dondolato la testa fuori tempo per tutto il concerto, come in preda una specie di trance incontrollata. O magari anche sì, e allora lo scriba confessa autentica commozione quando il Renzi ha annunciato, come bis, la già citata Gazzelloni, presa da uno dei più dischi usciti negli anni Sessanta, suonata a mille da tutti i musicisti.

Ora, che cosa c'entra il sesso con tutta questa sbòbba di sopra? C'entra - e honi soit etc. Quando Fabrizio Bosso prendeva su il ferro e attaccava, c'era come uno spostamento d'aria diverso. Non vuol dire che gli altri solisti, o la big band nel suo complesso, passassero inosservati, veh. È che il Bosso, rispetto agli altri, non nasconde un'evidente prestanza fisica e non si nega al virtuosismo, che da sempre colpisce e il colto e l'inclita. Magnifico, al solito, e se poi lo scriba ricorda piuttosto le sezioni nel loro insieme, o il clarinetto basso incantevole di Cecchini, lo perdonerete, vero: egli ha una certa età e gliene si dà persin di più, accidempoli.

p.s.: poi, è chiaro, queste sere così non finiscono se non con un prosecco o Schweppes al limone o quèl che l'è all'Alexandra, con la solita compagnia di happy, chosen few e salutando chiunque, tanto di faccia me li ricordo abbastanza, di nome nessuno e allora soccorre Silvana, cui non per caso son sempre attaccato.

p.p.s.: per Umberto Germinale, organizzatore. Grazie di portare tanta e tale gente in un territorio morto alla musica e alla vita qual è la Riviera dei c.d. Fiori. Ancora uno sforzo: dall'anno venturo, un biglietto anche simbolico (facciamo 10 euri), cuscini per tutti e tutti uguali uno all'altro - perché l'auditorium è carino ma el dedré de pü - e un chiosco che tenga acqua, caffè e Beaujolais.

 
 
 
 
 
 
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