Pranzare con Marino Magliani vuole dire parlare di tutto. Di libri, del sole che sale su dal mare, di noi in generale. Pensate che lui, d’inverno, conduce una vita appartata. Sta in casa tutto il giorno, perduto tra i libri che legge e quelli da scrivere. L’unico contatto sociale è la palestra dove va almeno una volta al giorno per tenere la linea. In effetti è bello tondo anche perché non disdegna mai il cibo.
Mangiamo da Andrea, alla Cuvea, un ristorante semplice dove puoi incontrare il mondo. A me piace perché ci vanno i ricchi ed i poveri, gli illetterati e quelli sempre pronti a tirarsela, nonché i tiracoglioni come me.
- Cosa fa Marino Magliani in questo periodo?
- Vivo.
- Ehh?
- Devi sapere che in Olanda sto chiuso in casa. Vado a passeggiare sulla spiaggia dove il mare è brusco, gonfio. Ma quando scendo in Liguria (sta a Prelà, ndr), ho bisogno di vivere.
Mentre lo dice mima perfino la mossa e sembra che debba inghiottire dell’aria. Anzi fa la mossa di mangiarla. Quest’uomo, ormai nordico per elezione, ha bisogno di mangiare del salino nostrano. È rimasto un ligure nelle midolla.
- Stai scrivendo?
In quel momento esce dalla porta Marco Andracco con signora. Da quando si è ritirato dalla politica è diventato più disteso, e sua moglie ancora più luminosa.
- Sto scrivendo delle traduzioni. Uno spagnolo simile al nostro Campana. Morto in manicomio nel 1937. Un libro di racconti per Transeuropa con Vincenzo Nardini.
Mi guarda mangiare con gusto una mousse alla fragola. Si era schermito un poco davanti alla porzione di strudel fatto in casa. Poi si mangia anche una mousse pure lui.
C’è anche – uscirà per il Salone del Libro di Torino – la pubblicazione di una graphic novel tratta da Quattro giorni per non morire dove la sceneggiatura è di Andrea Nardi. I disegni sono belli, mi dice, ma la copertina non gli piace.
Il bello di Marino è che nei suoi occhi azzurri vedi scorrere un sacco di vite. Quella dell’uomo che è stato prima, a spasso tra Spagna ed Olanda, e quella dello scrittore di oggi. Tenete presente che non sembra uno scrittore. È rimasto un ligure antico. Gira in corriera e motorino che lascia alla stazione per poi andare a Prelà. Quindi si porta appresso, ciondolante, il casco ed uno zaino dove tiene la giacca a vento.
- Non pensi che ci siano troppi libri in giro?
- E certo. Come si fa a leggere tanti libri. E quanti passano inosservati, sotto silenzio.
L’ultima volta che gli ho tirato in ballo Biamonti l’ho visto in imbarazzo. Mi ha confessato che questa parentela sempre citata lo mette in difficoltà. Però più invecchia, più trovo che gli assomigli, a Francesco. Con gli stessi occhi di mare e perduti in un mare al quale non vogliono rinunciare. Questo non l’ho detto oggi, a lui.
Ma se lo può leggere qui.
Marino Magliani sarà al Salone del Libro di Torino a presentare il suo ultimo libro, La tana degli alberibelli edito per Longanesi.
- Marino, perché aiuti sempre gli altri, gli scrittori in erba?
- Perché la solidarietà è l’anima di una vita. Se posso chiedere dei denari per i miei libri, e le mie opere lo faccio, naturalmente. Ma mai agli amici.
E con questo, con il suo cappello da uomo di fatica, mi abbraccia forte e se ne va. Come se partisse per il mare. O per la campagna. Felice.