Si è svolta da venerdì 1 a domenica 3 maggio 2009 a Bordighera, con un’ottima affluenza di pubblico, la quarta edizione di Vino e Vignette e… fiori, rassegna dedicata all’eccellenza dei vini e dei prodotti agroalimentari e florovivaistici tipici del Ponente Ligure attraverso il marchio Bordighera città dell’Umorismo.
La tre giorni è stata animata dalla presenza di grandi firme del fumetto italiano. Il giorno dell’inaugurazione si è tenuto l’incontro con Guido 'Silver' Silvestri, papà di Lupo Alberto ed illustratore di Cattivik (lato comico e più volgare di Diabolik) e con Enrico 'Macchia' Macchiavello, illustratore delle card Skifidol e creatore dei personaggi pubblicitari della birra Ceres. L’appuntamento è stato presso l’ex Chiesa Anglicana, fra i luoghi chiave dell’evento con l’anteprima mondiale della mostra Schifosamente divertente, che ha raccolto la prima serie originale delle 100 card Skifidol.
Nei giardini di Palazzo del Parco, inoltre, Ro Marcenaro ha realizzato in estemporanea la striscia La tentazione di Sant'Ampelio: il Rossese. Classe 1937, di origini genovesi, Marcenaro è stato un pioniere del cartone animato in pubblicità. Attivo nei settori editoriale e televisivo, ha creato celebri personaggi come Cookarina e Vanessa, la piccola ballerina che presto rivedremo su Raitre in 13 nuovi episodi. Alla sua terza partecipazione a Vino e Vignette, Ro ha dichiarato: «sono un veterano. La manifestazione certamente è cresciuta e se mi richiameranno, continuerò a seguirla volentieri». La striscia, attrazione per grandi e piccini, ha raccontato in chiave umoristica la vita di Sant’Ampelio. «Mi sono documentato sulle leggende di Bordighera e ho trovato un’assonanza tra Sant’Ampelio e l’ampelografia, la scienza che studia i vitigni. Così ho buttato giù una storiella, che in parte ricalca la leggenda ed in parte è inventata di sana pianta. I bambini sono entusiasti nel colorarla, direi che sono più bravi degli adulti perché più ubbidienti, più fedeli nel rispettare l’oggetto finale».
Vino e Vignette e… fiori è stata l’occasione per sviluppare il tema dell’utilizzo del digitale nella realizzazione dei fumetti. A sorpresa abbiamo scoperto un atteggiamento differente, a tratti antitetico, di questi grandi nomi nell’approccio al computer. «Il mio punto di partenza è ancora la carta, addirittura intingo il pennino nel calamaio» ha spiegato Silver, che con Lupo Alberto ha raggiunto il migliaio di strisce, oggi abbandonate seguendo l’evoluzione del fumetto a favore delle tavole, che sono già 5 mila: «mi servo del digitale solamente per gli effetti e perché toglie la paura di sbagliare. Da noi mancano le storie poiché con le nuove tecnologie l’aspetto tecnico è diventato predominante a scapito degli scritti e della grammatica. Oggi le ritrovo in alcuni manga straordinari, dai temi sentimentali e di vita quotidiana molto toccanti. Quello che mi ha affascinato nelle prime strisce dei Peanuts nel ’65, con argomenti rivolti agli adulti, è stato quale profondità di contenuti potesse toccare il fumetto. Lo ripeto ai ragazzi che mi presentano i loro lavori, basta con i supereroi muscolosi e le fatine».
Il papà di Lupo Alberto ha svelato alcune curiosità del personaggio, nel quale ha ammesso esserci molto di suo. Silver non ha frequentato scuole di fumetto, perché ai suoi tempi non esistevano ed i fumetti erano banditi dai licei artistici. Ciò nonostante, dall’età di 13 anni ha perseguito la vera e propria ossessione di diventare disegnatore e nel 1974 Lupo Alberto è stato una felice intuizione dopo i molti tentativi andati a vuoto. Nei 35 anni di vita del personaggio ci sono stati momenti di panico ed altri di grande soddisfazione. Ed in tutto questo tempo il Lupo è diventato testimonial di iniziative umanitarie importanti come quelle di Emergency e merchandising: «bisogna avere un occhio per il mercato» ha precisato il vignettista, «ma senza eccedere». Chi si immaginava, poi, che Lupo Alberto fosse il pronipote di Willy il Coyote? La caratteristica tinta azzurra si deve ad un errore di stampa della prima copertina a colori ed il nome comune di Alberto per discostarsi dalla tradizione di nomi da imbecille dei fumetti.
Al mondo di Willy il Coyote sono ispirati anche la gallina Marta, storica fidanzata del protagonista, ed il cane Mosè, mentre la cinica talpa Enrico non è stata creata a tavolino: «è venuta da sé, come le persone in carne ed ossa. A volte per la fretta è utile far uscire unicamente il fumetto dalla tana. E poi è un personaggio cialtrone, come se ne incontrano tanti nella società moderna, al quale posso mettere in bocca una brutta battuta. Enrico è tutto ed il contrario di tutto».
Diverso è il punto di vista di Ro Marcenaro sull’argomento il digitale nel fumetto: «non utilizzo assolutamente più né matita né carta, se non in certe occasioni. Lavoro esclusivamente al computer e via internet, e dopo 20 anni di esperienza faccio disegni esattamente come quelli sulla carta».
I due sono, invece, concordi nei consigli ai giovani che sognano di diventare fumettisti. «Oggi è tale la facilità di accesso a questa professione e sono talmente tanti gli aspiranti che l’Andrea Pazienza non salta fuori con modalità tradizionali come i concorsi. Se arriva il genio, lo vediamo subito» ha affermato Ro. «Sono 55 anni che faccio questo lavoro, quindi è mestiere. Non basta il talento, non c’è dubbio. In prima liceo artistico, alla prima lezione di storia dell’arte la professoressa ci spiegò che cosa dovevamo intendere per arte: un’intuizione fantastica e fin qui ci siamo. Poi aggiunse: compiutamente espressa, che è una definizione di Benedetto Croce. Qualsiasi arte pretende l’intuizione fantastica, ma se poi non hai gli strumenti per metterla in atto… E quelli vengono appunto dalla pratica, dalla sperimentazione, dall’uso dei mezzi».
«Ci vuole fortuna ed una concomitanza di eventi» ha aggiunto Silver, autore del famoso motto che tutti abbiamo fatto un po’ nostro La fortuna è cieca, ma la sfiga ci vede benissimo.
È innegabile, infine, che le nuove leve ritengano il computer ed internet non solo strumenti di lavoro, ma anche di contatto. «Il canale per emergere per me è stato la pubblicità» ha raccontato il giovane Macchia», quando Officina Comunicazione [società modenese proprietaria del marchio e del concept Skifidol, n.d.r.] mi ha contattato via internet, chiedendomi di realizzare 100 card in pochi giorni. L’ho presa come una sfida ed è una soddisfazione quando vedi le tue opere stampate». E ha concluso: «mi considero un fumettista in erba, alla ricerca di un percorso underground, ancora difficile nel panorama consolidato del fumetto italiano».