«L’opera è immediata. Soprattutto certa musica, come quella della Carmen, ti prende l’anima». A parlare è il maestro Alessandro Arigoni, direttore dell’Orchestra Filarmonica Italiana, che sta curando la Stagione d’Opera 2009 nella Città dei Fiori. L’Orchestra, costituitasi nel 1988 a Trento, unisce ad una ricca attività concertistica (musica da camera e sinfonica) e di incisione discografica, la messa in scena di spettacoli lirici nei maggiori teatri del Nord Italia.
«Durante l’inverno – racconta il maestro Arigoni - realizziamo degli stage con alcuni docenti ed un organico d’orchestra composto da giovani che intendono approcciare l’opera. Data la vicinanza della sede operativa di Torino, volendo portare la lirica in Liguria, abbiamo optato per Sanremo, dove abbiamo trovato la collaborazione di Walter Vacchino e dell'Ariston».
La stagione 2009 comprende cinque opere, tre delle quali sono già andate in scena: il Don Giovanni di Mozart, la Tosca di Puccini e la Carmen di Bizet e due in programmazione: il Nabucco di Verdi il 14 aprile (ore 21, Teatro Centrale) e la Madama Butterfly di Puccini il 19 maggio 2009. «Appartengono tutte al grande repertorio – continua il direttore, al quale unicamente spetta la scelta dei titoli - ed io le apprezzo in modo particolare. Quando si debutta in qualche posto, occorrono delle opere che il pubblico già ama per poterlo attirare. Le rarità, a parte la difficoltà di rappresentazione, possono ingenerare problemi di spettatori, rischiosi poiché ci autogestiamo».
Per realizzare una stagione 2010 a Sanremo, auspicata dal pubblico che ha risposto molto bene e finora non è mai stato inferiore alle 500 persone, uno sponsor pubblico o privato, per una minima copertura delle spese vive, risulterà perciò essenziale. Considerato, inoltre, che l’Orchestra Filarmonica Italiana ha un organico professionale e che quello lirico è fra gli spettacoli più costosi per via delle scenografie, dei cantanti e dei costumi, del coro e dell’orchestra. «Soprattutto bisogna che le istituzioni non ci lascino soli. Noi ce la mettiamo tutta per fare musica, abbiamo tanta passione e andiamo avanti, ma anche i musicisti hanno bisogno di essere supportati per ottenere risultati di qualità».
Ma per avvicinare i giovani alla lirica cosa di dovrebbe fare? «Cominciare a portare nelle scuole non dico tutta un’opera – risponde il maestro Arigoni -, basta uno spezzone con un cantante e l’accompagnamento del pianoforte. Insegnare ai ragazzi com’è nata quell’opera, farli provare, coinvolgerli nell’allestimento di uno spettacolo e farli assistere a delle rappresentazioni guidati dai loro insegnanti. Dopodiché nasce sicuramente la passione. Personalmente ho iniziato suonando degli strumenti, mi sono diplomato in contrabbasso al Conservatorio di Parma. Per anni ho girato diverse orchestre tra cui quella sinfonica della Rai di Torino, oltreché Milano e Genova, dove ho visto tanti grandi direttori. Nel frattempo ho studiato composizione per specializzarmi nella forma musicale con parecchi maestri di buon livello. Il direttore Igor Markevitch, in particolare, tra la fine degli anni '60 e l'inizio dei '70 veniva spessissimo alla Rai di Torino. Sono stato suo allievo e ho cominciato a dirigere seriamente in quel periodo. Sono partito a 20 anni, adesso ne ho 40 di esperienza alle spalle, di cui 10 in orchestra».
A conclusione scopriamo che il margine del direttore d’orchestra nell’interpretazione di un’opera rispetto alla rappresentazione tradizionale a cui il pubblico è abituato è tantissimo. «Il brano va sempre rivisto da parte di chi lo esegue. Personalmente sono abbastanza ligio al segno scritto nel senso che non vado al di là di esso, però fra le righe si possono leggere tantissime cose. L’originalità consiste proprio in questo: trovare tra le righe qualcosa di differente rispetto a quello che vi può trovare un altro. Chi possiede una vera personalità la trasmette nel pezzo».