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Morgan sotto le stelle

 
La voce dei Bluvertigo appassiona Dolceacqua la notte di San Lorenzo. Una scaletta improvvisata al pianoforte. Dalla nostra community
 
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Dolceacqua, 11 agosto 2008
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di Simone Nocentini
   
Morgan

È già passato un po’ di tempo da quando Battiato, che ne è grande estimatore, ha sentenziato che, se solo scrivesse brani in inglese, sarebbe, con i suoi dischi solisti, un protagonista di livello della scena musicale internazionale.
Non è passato invece molto tempo da quando, tra lo stupore (e lo scandalo) di molti, lo si è visto diventare personaggio di punta ad X-Factor, influenzando il risultato della gara, duettando al piano con grandi della musica leggera, fecondando i giovani talenti sotto la sua guida con suggerimenti musicali eterogenei ed eclettici.
Se non bastasse, di tempo ne è passato pochissimo da quanto lo si è visto con i Bluvertigo al Goa Boa riproporre un repertorio vecchio di dieci anni con la freschezza di musica che pare scritta ieri.

Se non fosse chiaro, stiamo parlando di Marco Castoldi, in arte Morgan. Per quelli che, arrivati a questo punto, non hanno capito di chi stiamo parlando, diciamo che è quel tizio con il pizzetto che a trentacinque anni si è fatto la tinta: capelli grigi da professore geniale ed abiti decadenti: ci siamo?
È vero, le premesse sono tanto solide da essere persino un po’ ingombranti, ma lui non pare farci tanto caso: anzi! Se le gioca tutte, con naturalezza ed un pizzico di presuntuosa ironia.
Come domenica sera - 10 agosto 2008 - quando è salito sul palco nel Castello di Dolceacqua, nell’ambito della rassegna Musica nel Castello, complici un pianoforte ed un bicchiere di vino, con l’unica sicurezza di suonare per un paio d’ore.
Tutto il resto è stato pura improvvisazione.

Morgan è un artista camaleontico, capace di muoversi tra i generi e gli stili con geniale naturalezza: lo è in sala incidendo dischi dagli arrangiamenti raffinati, lo è da solo davanti ad una tastiera. La scaletta è improvvisata sul momento, un po’ scartabellando tra una pila di fogli disordinati, un po’ raccogliendo le richieste del pubblico, un po’ rovistando nelle cartelle dell’inseparabile portatile. Tra una battuta ed una sigaretta offerta da uno spettatore, imbastisce uno spettacolo che sta in piedi su suoi brani nemmeno per metà: il resto è affidato ad una sapiente quanto aleatoria gimcana tra cantautori nazionali e rockstar internazionali.
Il risultato, in apparenza spiazzante, è stupefacente: si passa così da Una canzone d’amore e di vanità (l’unica citazione dal suo Da A ad A assieme a Contro Me Stesso) a Un Ottico (dal Non al denaro, non all'amore né al cielo di De Andrè da lui reinterpretato nel 2005), dal Lou Reed di Take A Walk On The Wild Side e Goodnight Ladies - proposta in una traduzione volante ed estemporanea – alla Arrivederci di Bindi e Lauzi.

Il percorso, complice il patrocinante Club Tenco (ma non solo!) prosegue così con naturalezza: Tenco, i Queen, Sergio Endrigo, Brassens. Morgan vola tra stelle di costellazioni in certi casi distanti fra loro, ed il pubblico, sia quello "autoriale" che quello composto da semplici fan, non si scoraggia: lo segue con divertimento e curiosità d’esploratore aspettando di atterrare su pianeti conosciuti.
Arriva così anche il momento dei Bluvertigo (e il coro del pubblico c’è anche sulla sequenza ossimorica in coda a L’Assenzio) con La Crisi, I Still Love You, Troppe Emozioni; e quello di Morgan solista, soprattutto con le Canzoni dell’Appartamento.
A fine concerto la voce si fa un po’ incerta, colpevoli forse le estensioni della serata e la sistemazione sotto le stelle, questa volta quelle vere e splendenti della notte di San Lorenzo.
Non pare però un problema: per chiudere in bellezza è la volta di Bohemian Rhapsody: Morgan le da vita in una versione essenziale e chiassosa di un’intensità stupefacente, che lascia tutti senza fiato.

 
 
 
 
 
 
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