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Ljudmila Ulickaja
Ljudmila Ulickaja
 

Il Casanova involontario della Ulickaja

 
L'intervista di Sergio Buonadonna alla scrittrice russa. Mercoledì 18 a Sanremo. I vincitori del Grinzane Cavour. Aggiornato il 16 giugno
 

 
   

     
Sanremo, 14 giugno 2008
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di Sergio Buonadonna
   
 
Premio Grinzane Cavour 2008: i vincitori

Il supervincitore per la narrativa italiana è Michele Mari con Verderame (Einaudi), seguito da Elisabetta Rasy con L'estranea (Rizzoli) e Serena Vitale con L'imbroglio del turbante (Mondadori).
Il supervincitore straniero è Bernardo Atxaga con Il libro di mio fratello (Einaudi), seguito da Ljudmila Ulickaja con Sinceramente tuo, ¦urik (Frassinelli). Terzo posto per Ingo Schulze con Vite nuove (Feltrinelli).
La camerunense Léonora Miano è miglior autore emergente con Notte dentro (Epochè). Ad Aharon Appelfeld il Premio speciale per Bedenheim 1939 (Guanda).


Sinceramente vostro, Surik
Scheda del libro
Allevato da una nonna carismatica e da una complicata mamma artista, Surik viene su così bene che piace a tutti. Anzi, a tutte: non c'è matrona o fanciulla che non voglia le sue attenzioni, Quindi va a finire che lui, giovane in cui "compassione e desideruo maschile risiedono nello stesso posto", si annulla letteralmente nella missione di "filantropo sessuale".

Best seller in Russia, successo editoriale in Francia e in Italia, diciassette anni per scriverlo, elegantemente tradotto da Emanuela Guercetti, Sinceramente vostro, Šurik (dopo il delizioso Funeral Party, l’apprezzatissimo Il dottor Kukocki, ed il rivelatore Le bugie delle donne) ribalta l’homo sovieticus, e con l’aria di voler ironizzare sulla Russia senza certezze di “Putin-grad”, disegna la figura di un Don Giovanni al contrario, mammone, schiavo della sovrastante figura della nonna, che almeno gli ha trasmesso buone attitudini culturali, dotato di una certa e impersonale generosità sessuale, si concede per compassione a tutte le donne che lo richiedano, dato che in lui “compassione e sesso risiedono nello stesso posto”. Belle, brutte, provinciali e cittadine, nevrotiche o semplicemente desiderose di una gravidanza, disposte a un matrimonio fittizio tardone in astinenza, per lui nulla fa differenza, disposto com’è a correre dovunque, sia che lo richieda l’alcova che le necessità domestiche e pubbliche della mamma attrice mancata.

Quando è nata l’idea di un Casanova involontario?
«Ho raccontato la sorte di un amico di mio marito che ho molto amato e con cui ho avuto un’amicizia di trent’anni. Il mio eroe, Šurik Korn, ha avuto un modello, il cui carattere e i rapporti con le donne mi hanno sempre incuriosito. Ora lui non c’è più, è morto qualche anno fa ed è stato compianto da varie donne: amiche, amanti, colleghe e vicine di casa. Quando era ancora vivo, mi piaceva minacciarlo: Guarda che scriverò un romanzo su di te»

Sapevamo della generosità della donna russa, il suo romanzo ci consegna invece la figura di un uomo assistente sessuale. Che cosa è cambiato?
«Sicuramente Šurik ha un carattere un po’ femminile. Educato dalla mamma e dalla nonna, tutte e due single, ha imparato da loro ad aiutare gli altri e quindi va incontro a tutti quelli a cui serve aiuto. In Russia da più di cento anni c’è un deficit degli uomini, perché c’è sempre qualche guerra: quella russo-giapponese, la prima guerra mondiale, la guerra civile, la seconda guerra mondiale, conflitti piccoli e grandi nelle periferie dell’Impero che fu. Questo deficit demografico fa sì che le donne fanno fatica a trovare un uomo per costruire una famiglia, far nascere un bambino oppure, semplicemente, vivere una storia d’amore. E Šurik cerca di soddisfare, di sostenere amorosamente tutte le donne che hanno bisogno di lui».

Come ne esce la psicologia della donna russa? Quanto ancora le si fa carico delle necessità quotidiane della famiglia?
«Sono convinta che non è tanto centrale per la psicologia di una donna la fatica di mandare avanti la casa servendosi (o meno) di elettrodomestici (più o meno sofisticati), quanto è importante la contraccezione che la libera dalla schiavitù più insopportabile. Il confine tra le donne libere e le donne schiave sta nel fatto di potere (o non potere) accedere ai farmaci che permettono loro di gestire il proprio corpo».

Quanto la figura di Šuri rappresenta la società russa di oggi? Gli uomini sono incapaci di scegliere e delegano ad altri (il potere) questa facoltà?
«Tutte le specie biologiche conoscono la lotta tra i maschi per possedere una femmina, per conquistarla gli uccelli sfoggiano bellissimi piumaggi, molti altri animali danzano e combattono. Tra noi umani si vede invece una lotta tra le donne per i maschi: ci sono più donne che uomini. Quindi gli uomini assumono il privilegio di poter scegliere, ma per questo, paradossalmente, diventano più passivi, perché non si devono sforzare troppo. E non si attivano neanche nell’età nuziale: di fatto le proposte arrivano da sole. Se analizziamo in profondità questi aspetti della vita moderna, possiamo forse intravedere un nesso tra la passività della maggior parte della popolazione maschile e l’accettazione passiva di qualsiasi potere, anche del più duro».

Lei usa spesso la parola compassione come soccorso affettivo. Anche il sesso è compassione? Se è così non c’è da esaltarsi molto.
«Per il mio eroe Šurik la compassione è indissolubile dall’erotismo. In russo “amare” a volte si traduce con “compatire”. Una tale strana particolarità della lingua e del carattere tipico russo. Šurik sta con tante donne non perché è un libertino, ma perché gli fanno pena, perché lui è magnanimo».

Come costruisce le sue storie e come definirebbe il suo stile dato che i critici la definiscono scrittrice cechoviana?
«Le storie arrivano da sole. Le trovo già pronte nella vita, basta saperle raccontare… E per quel che riguarda la definizione del mio stile, sinceramente, per me, Lev Tolstoj e Nikolaj Leskov sono più importanti di Èechov, e la prosa di Puškin è il meglio della letteratura russa. Quanto a Èechov, per molti anni non volevo affatto accettare le sue opere teatrali, ma poi, anche se solo poco tempo fa, ho capito quanto siano magiche le sue opere drammaturgiche. E subito dopo averlo capito, ho scritto una commedia èechoviana La marmellata russa, trasferendo i personaggi di Èechov nella nostra epoca. Così sono diventata una “scrittrice èechoviana” con targhetta».


Si può dire che nei suoi romanzi lei racconta lo sperdimento dell’anima russa?
«Forse esiste veramente nel carattere russo una componente irrazionale che fa nascere il mito della “misteriosa anima russa”. Questa irrazionalità molte volte porta all’assurdo e altre volte all’immoralità. Il filosofo Rozanov diceva che trovare in Russia un uomo perbene è molto più difficile che trovare un santo. Se per l’animo russo “sperduto” si sottindende tutto questo (assurdo e immoralità), preferirei non doverlo analizzarlo».

Ljudmila Ulickaja che cosa ha cambiato nella letteratura femminile russa? O perlomeno lei crede di avere cambiato qualcosa? E se sì che cosa?
«Vorrei precisare che non sono ancora morta e perciò mi sembra presto parlarne. Ma posso dire degli altri, pure vivi: li vedo con maggior distacco. Mi sembra doveroso indicare un’altra scrittrice che ha cambiato molto nella letteratura contemporanea russa: parlo di Ljudmila Petruševskaja. In Italia è stato tradotto un suo piccolo romanzo Il mio tempo è notte (Mondadori): descrive con molta crudeltà ma pure con tanta lucidità la disumanizzazione di un essere umano nella vita che conosciamo oggi».
 
 
 
 
 
 
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