Poco dopo l’incendio che colpì Roma sotto l’imperatore Nerone, un anziano incontra una donna, che riconosce come una delle sue schiave. Disperata e sola al mondo, lei comincia a raccontargli le vicende che hanno segnato la sua vita. Inizia così e prosegue con un flashback lungo 280 pagine il nuovo libro di Giuseppe Conte, L’adultera (Longanesi, 284 p., 16,60 euro).
All’oppressione che l’Impero romano esercita sulla Palestina si affianca quella subita dalle donne di Gerusalemme, costrette a vivere sotto il controllo di padri e mariti che decidono il loro destino. La giovane protagonista del libro non rinuncia alla sua libertà e si ribella a un marito che non ama: attraverso l’adulterio esprime la propria sensualità e un disperato desiderio d’amore.
Accanto a lei una schiera di personaggi che inevitabilmente segnano il suo destino. Il silenzioso e amato padre, che la deluderà dandola in sposa al ricco ma debole mercante Yacub; il fratello Joram; il centurione romano Lucio, che risveglierà i suoi sensi; l’anziana e disinibita serva Rebecca, il saggio greco Fedro. E poi il Maestro. Gesù Cristo compare nella trama quasi in punta di piedi, per uscirne dopo poche pagine. Eppure il suo ruolo nella vita dell’adultera è fondamentale: sarà lui a salvarla dalla lapidazione, ma non da se stessa.
Possibile riconoscersi nello spirito libero di una donna di duemila anni fa? Possibile. Perché l’adultera palestinese rivendica gli stessi diritti a cui molte donne di oggi sono ancora costrette a rinunciare: «ci sono paesi in cui la lapidazione è ancora una realtà e i matrimoni sono coatti. Anche l’Impero romano sopravvive ancora oggi. E al posto degli zeloti ci sono i terroristi», commenta Conte. «Si sente un forte bisogno di matriarcato. Il patriarcato ha portato solo autoritarismo e oppressione. Le donne, invece, mettono l’amore al primo posto in un senso molto ampio. Le ammiro e le ascolto sempre con grande attenzione: ne sono affascinato».
La protagonista del libro racconta la sua storia in prima persona. Conte si è immedesimato perfettamente nell’animo femminile, dimostrando di conoscere le donne davvero bene: «il compito dello scrittore è quello di creare, e di scendere negli abissi della profondità di noi stessi. Usare la prima persona femminile mi è venuto naturale, anche se questa per me è stata una sfida: nei miei libri era sempre mancata una protagonista donna».
Le figure maschili del libro non ne escono poi troppo bene, anche se è proprio un uomo a salvare l’adultera. Un uomo speciale: Gesù Cristo. «L’ambiente clericale ha accolto molto bene il mio libro. Io non sono cattolico, ma credo nella presenza di una forza superiore. L'incontro tra il Maestro e la peccatrice ha ispirato tutta la storia: perché l'adultera viene perdonata? Il perdono è forse la parte più nascosta del cristianesimo».
Parlando di Terra Santa, è facile che il discorso cada sull’attualità e sulla polemica nata attorno alla partecipazione di Israele alla Fiera del Libro di Torino: «quella palestinese è una grande tragedia e io sono sempre dalla parte di chi soffre. Il boicottaggio solleva un polverone che toglie attenzione alla fiera e al suo tema, che quest’anno recita Ci salverà la bellezza».
Leggendo L’adultera ho immaginato la sua trama adattata al grande schermo: potrebbe diventare una storia cinematografica? «Certo, ma non è pane per il cinema italiano, che non è interessato alle grandi storie, ma solo a quelle che riguardano il quotidiano». E quando chiedo allo scrittore imperiese quale attrice internazionale vedrebbe bene nel ruolo della sua adultera, lui non ha dubbi: «Jennifer Lopez. Sono un suo grande fan».