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Giua: Sanremo, sto arrivando

 
La cantautrice rapallese č pronta per salire sul palco dell'Ariston. Nel brano 'Tanto non vengo', indaga il tema dell'attesa. L'intervista
 
   

     
Sanremo, 22 febbraio 2008
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di Roberta Maresci
   
Giua
Giua

Raramente, sentendo Sanremo, salti sulla sedia. È più facile addormentarsi, tra arie che si allineano nei toni e cantanti improvvisamente resi timidi dal palco. Non quando a calcare quel palco ci pensa Maria Pierantoni Giua: in arte Giua.
Abituata a imbracciare da giovanissima la chitarra classica, i suoi ritmi sono quelli del mondo latino: dalla musica brasiliana al fado portoghese, dalla canzone d’autore alla tradizione popolare italiana. Un mix che l’ha portata dritta sui podi canori di mezza Italia. Lo scorso anno ha cantato Vola di Fossati, Albergo a ore di Herbert Pagani, Vedrai vedrai di Tenco e recitato qualche piccola poesia di Caproni nello spettacolo di Tonino Conte Poeti vs Cantautori, prodotto dal Teatro della Tosse. Dopo essersi aggiudicata il concorso SanremoLab 2007, Giua parteciperà alla 58ma edizione del Festival di Sanremo.
Un vulcano in piena: così mi si è presentata per l’intervista.

Quali sono le sue origini?
«Sono nata in una famiglia molto vivace in cui arte, architettura e musica sono sempre state "a portata di mano". I miei genitori sono architetti e mio padre da sempre coltiva la passione per la musica: è grazie a lui che mi sono appassionata tanto da desiderare di far la cantautrice. Ho frequentato elementari e medie a Rapallo e il liceo scientifico a Recco; poi mi sono iscritta alla facoltà di filosofia a Genova, ma la mia determinazione in campo musicale non si è ben sposata coi tempi universitari...»

La tua vita di donna a Genova oggi?
«Vivere a Genova mi piace, è una bella città e per me è soprattutto un luogo di ritorno in cui amo stare per fermare le idee, suonare, dipingere, incontrare i miei amici».

La musica che ascolti?
«Mi piace ascoltare quello che passa oggi in radio e andare in dietro nel tempo; passo da Joni Mitchell a Cesaria Evora, da Bersani alla Nannini, da Ella Fitzgerald a Suzanne Vega, alla musica brasiliana...»

I tuoi riferimenti canori?
«Amo molto certe voci, soprattutto quelle che impreziosiscono le parole. Non mi piacciono gli svolazzi, i virtuosismi, amo voci calde, magari imperfette, ma precise, indimenticabili. Mi piace molto la voce di Marìza, una giovane cantante di Fado portoghese, quella indimenticabile di Mia Martini, la voce ruvida di Gianna Nannini, quella di Norah Jones... e molte altre!»

Qualche indiscrezione sul brano di Sanremo?
«La mia canzone si intitola Tanto non vengo, ed è una canzone ironica e pungente in cui indago il tema dell'attesa: da un lato l'attesa come tattica destinata a fallire miseramente, quella del tenere l'altro sulla corda con le scuse più assurde; dall'altra l'attesa sensata ed emozionante di un appuntamento che avviene. Preferisco di gran lunga questa seconda alternativa!»

Quando hai deciso di fare la cantante?
«C’è stato un incontro decisivo: è stato quello col mio maestro di chitarra Armando Corsi. Poi ci sono stati i concorsi e le prime collaborazione fino all'incontro con Beppe Quirici, il mio produttore, e la mia manager Adele Di Palma che hanno creduto in me e nelle mie canzoni e hanno prodotto il mio primo album».

Chiunque la potrà ascoltare la sua voce al Festival: anche se non solo di musica vive Giua. Alcune sue opere pittoriche sono in mostra presso Ellequadro, l’archivio internazionale di arte contemporanea di Palazzo Ducale a Genova.

 
 
 
 
 
 
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