«Se si ha una passione non si deve rimanere immobili nella speranza che prima o poi questa ti conduca comunque al successo e alla notorietà». Questo è il
leit motiv che ha accompagnato sin dalla tenera età i sanremesi
Marco e Riccardo Di Gerlando, due fratelli gemelli di 26 anni, nella loro professione di cineasti e che li ha portati nel 2003 a costituire l'
associazione Sanremo Cinema che si occupa di produzioni cinematografiche.
«Sin da piccoli eravamo animati dalla voglia di raccontare - spiega Riccardo -. Cominciammo con lo scrivere sceneggiature a fumetti per il giornalino della scuola, prima alle medie della Mater Misericordia, poi al Liceo Cassini. Da lì il passo successivo fu breve e
con la telecamera analogica di nostro padre iniziammo, quasi per gioco, a girare i primi filmini. In un primo tempo li si assemblava con un normale videoregistratore, ed il risultato era ovviamente grezzo. Poi, nel 2002 producemmo il nostro primo lavoro serio avvalendoci dell'aiuto di in un centro di produzione video».
Riccardo si riferisce a
Il mio Oscar che racconta la storia di un ragazzo malato di cuore il quale decide di abbandonare il suo umile lavoro per rincorrere il suo più grande sogno: quello di diventare un attore famoso. Ma la realtà è diversa dall'immaginazione che presto sfocerà in un crudo destino. Dopo questa opera prima i due fratelli Di Gerlando hanno iniziato a realizzare una serie di cortometraggi: nel 2003
La tana delle Formiche; nel 2004
Il cinquantesimo cero e
L'urlo; nel 2005
Il grande Ballo e il documentario
I Doria, i Grimaldi e Dolceacqua; nel 2006
Il Pianto della Pellicola; nel 2007
Favola di un cinema. Questa ultima produzione è stata premiata a marzo di quest'anno con il premio UNIST dell'università di Torino (riservato all'opera video del più giovane artista in concorso meritevole di una menzione speciale) nell'ambito della seconda edizione di
Videofestival città di Imperia. Tema portante del film è la magia del 'Cinema' che si divide tra presente e passato: il protagonista è un anziano che gestisce con fatica un vecchio cinema di paese che rischia la chiusura. Una decisione sofferta della quale ne fa partecipe il nipote tramite il racconto di un segreto che ha conservato per anni quando, ancora bambino, incontra un personaggio speciale:
Charlot, l'indimenticabile personaggio ideato da Charlie Chaplin. L'omino con bastone e bombetta sarà fondamentale anche nella vita del nipote che porterà avanti il sogno del nonno.
Ma i riconoscimenti dei fratelli Di Gerlando non si fermano qui: infatti, con
Il cinquantesimo cero hanno vinto
8 premi a livello nazionale e 3 con
L'urlo. Marco e Riccardo Di Gerlando, nonostante l'età, sono considerati vecchi dagli addetti ai lavori, valutazione dettata dalle loro preferenze cinematografiche ben illustrate nelle loro produzioni: «Una tipologia cinematografica che
richiama molto il neorealismo italiano, soprattutto quello di Vittorio De Sica e Cesare Zavattini, ma anche quello di Gabriele Salvatores dove ricorre molto il passato quasi come una triste malinconia: gli anni che trascorrono non tornano più, mentre del passato rimane sempre qualcosa di importante che ti aiuta a crescere. In diversi cortometraggi abbiamo trattato questo genere: quello a noi più caro è
Il cinquantesimo Cero che narra il sentimento di gratitudine e speranza di un uomo verso colui che gli salvò la vita». Una pellicola apprezzata da molti, ma non selezionata da alcuni perché giudicata pericolosa per l'argomento a sfondo religioso: «È ambientato durante la seconda guerra mondiale ed è il lavoro, proprio per il tema trattato, che ci ha emotivamente coinvolto più di tutti gli altri».
La storia narra di un ragazzino che, durante un rastrellamento da parte dei soldati tedeschi, viene aiutato a nascondersi in un casolare da un personaggio con barba, bende e capelli lunghi e che si fa uccidere per salvargli la vita. Al mattino, quando il ragazzino si sveglia, si trova solo ma accanto a sé c'è un crocefisso sul quale riconosce l'uomo che lo ha aiutato. Nelle parole dei fratelli Di Gerlando si percepisce tutta la passione che fino ad ora li ha spinti nel continuare questa esperienza nonostante le ovvie difficoltà: «Proprio per questi motivi è nata
Sanremo Cinema, una sorta di ufficializzazione che ci permette di ottenere eventuali aiuti e contributi». Lo staff dell'associazione contribuisce al mantenimento della nuova sede in via Galileo Galilei a Sanremo la quale ospita l'attrezzatura acquistata in questi ultimi anni:
due telecamere professionali, un carrello, computer dotati di software per montaggi.
«Ora riusciamo a fare tutto autonomamente. Come soci siamo una decina: dal direttore della fotografia, al fonico, all'operatore. Gli attori, invece, fanno parte prevalentemente di alcune compagnie di spettacolo della provincia». Un sogno, una passione portata avanti con forza ma che non è ancora garanzia di sicurezza economica. «Tutti noi svolgiamo altre professioni, anche se ora inizia a muoversi qualcosa. Da poco ci è stato commissionato un cortometraggio che tratta il tema della speranza da
Non siamo soli, un'associazione di Sanremo composta da sole donne che hanno superato la malattia del tumore. Per ora abbiamo scritto la sceneggiatura assieme a Paolo Ficchepalli, un ragazzo di Taggia che collabora con la Rai. Le riprese, tenendo conto che giriamo solo nei fine settimana, contiamo di iniziarle verso la metà di giugno per portarle a termine a fine agosto».
Ma il sogno nel cassetto dei neo cineasti Marco e Riccardo Di Gerlando non è quello del successo a tutti i costi: «Quando riesci a far vedere la tua fatica ad un pubblico, qualsiasi esso sia, e quando percepisci che sei riuscito a trasmettergli qualcosa, è qui che hai raggiunto l'obiettivo ed è questo il solo messaggio che cerchiamo di portare avanti».