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Maledetta autofiori

 
A10: il giallo di Giacomo Revelli. Un uomo entra in un autogrill e quando esce non trova né macchina né moglie. Da un fatto di cronaca
 
   

     
26 giugno 2006
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di
Daniele
Miggino
   
Autostrada
Un giorno di aprile del 2005, un uomo francese si ferma all'autogrill dalla parti di Spotorno, in provincia di Savona. Quando esce non trova più la propria macchina, ma soprattutto la moglie. È da questo fatto di cronaca realmente accaduto che Giacomo Revelli è partito per scrivere il suo primo giallo, dal titolo A10 (Ennepilibri, pp. 82, 12.50 Eu). Giacomo, il nostro Taggiasco in Marocco, è venuto a trovarci per parlare di questo libro.

Allora Giacomo, A10? «Sì, è il nome dell'Autostrada dei fiori, dove si svolge questa vicenda. Non ci sono morti, feriti: i veri delitti sono quelli provocati sul territorio quando hanno costruito la A10».

Fermi tutti, non si tratta di un saggio ecologista camuffato da giallo: «per carità, lo so che l'A10 è utile e che non potremmo farne più a meno - dice Giacomo - non sono apocalittico. Dico solo che il primo e il più grande intervento infrastrutturale sulla Liguria poteva adeguarsi un po' meglio al paesaggio».
A Taggia si trova uno dei ponti più alti di questa autostrada, «un golem», come lo chiama l'autore. Non solo, la A10 - come un po' tutte le grandi strade di trasferimento - taglia un territorio senza attraversarlo, ci passa sopra indifferente. «È anche quello un non luogo - continua Revelli - un universo a sé che non si fa contaminare dalla terra su cui passa».

Ma torniamo al racconto, che si snoda su due piani: uno punta sulla coppia di anziani francesi che stanno andando da Nizza a Lugano per un vendere un Rembrandt ad un misterioso collezionista soprannominato Lo Svizzero; l'altro, fatto di dialoghi serratissimi, segue invece i balordi che aspettano il momento buono per rubare il quadro alla coppia, proprio in autostrada. «Sono due livelli di narrazione differenti: da una parte c'è un romanzo vero e proprio, d'altro una conversazione continua, nello stile delle intercettazioni che va così di moda in questo periodo. Ai flash back sulla vita dei francesi, si alternano i momenti di concitazione dell'inseguimento.
Giacomo è molto attento al linguaggio: semplice e diretto, mette in evidenza la cadenze, i dialetti, le inflessioni straniere.

Qualcuno ha definito questo giallo un anti-road movie. Da Kerouak a Easy Rider, infatti, il tema dei road movie è la fuga, «mentre questo è il racconto di un ritorno», dice Giacomo, un ritorno all'apprezzamento dei particolari e dei dettagli del territorio, contro la visione piatta che si ha dall'autostrada. E poi il viaggio on the road va sempre da Est a Ovest, ma qui è il contrario, da Ovest a Est (Nizza-Lugano). Non sappiamo quanto calzi questo svolazzo tra generi e punti cardinali, ma ci piaceva.

Sei un appassionato lettore di gialli? «Ultimamente ne leggo di più, ma la vera patita è mia madre. Casa nostra è invasa di suoi gialli». Qualche autore? «Mi piace molto Paul Auster, per esempio, o il classico Chandler».

All'idea del libro hanno contribuito anche alcune passioni di Giacomo. Lo scrittore va in bici da una vita, conosce le strade, i paesi intorno a Taggia come le sue tasche. A10 è prima di tutto un omaggio alla sua terra.
 
 
 
 
 
 
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