Quelle facce un po' così è un celeberrimo
emistichio che, lì da voi a Genova, ma anche nel resto dell'Europa che declina (così la chiamò, anni fa, il mio e vostro amico
Giuseppe Conte) vuol dire soprattutto
Paolo Conte.
Da ieri, e per sempre, è invece il titolo di uno SPLENDIDO libro di foto in bianco e nero scattate, in 30 anni di
Rassegna Tenco, da
Roberto 'Che' Coggiola, pubblicato da Rizzoli e venduto a 26 euretti, cioè a un prezzo più che politico per un volume che di foto ne contiene oltre 100, tutte bellissime e stampate in maniera
spettacolare.
Il libro non è un bilancio di 30 anni di Rassegna: sarebbe stato impossibile, dal '74 a giovedì scorso sono passati 400 artisti e non sarebbe bastato un
Messale Romano a contenerle (oppure sì, ma sarebbe costato una cifra esorbitante).
Invece, proprio con Paolo Conte in copertina (ma uno scatto originalissimo, perché l'avv. ha le mani sulle faccia. Come ha fatto il fotografo a beccàrlo così? Semplice: «Con un obiettivo da 400 mm». Semplice per un mago come lui, s'intende), il libro offre una carrellata di foto uniche, autentiche nel bianco e nero più ricco di colori che si sia mai visto da molto tempo a questa parte, e capace di restituire due temi cari a
Roberto Coggiola, che voialtri miei lettori ben conoscete perché altre volte ne ho parlato: il rigore etico del mestiere di musicista (e fotografo!), ma anche l'
espiritu fraternal donde se puede structuràr la verdadera fraternidad humana, la mano calda y cordiàl de un amigo (lo disse l'immenso
Atahualpa Yupanqui ricevendo il Premio Tenco nell'80, dopo un concerto indimenticabile: e non ha bisogno di traduzione, nevvero?). La dimostrazione pratica di questi due aspetti benissimo conciliabili, il senso del
Beruf di ascendenza
uruguagio-weberiana e quello del gozzoviglio, arriva invece dritto dalla cultura cortese del Cinquecento italiano (
Pietro Bembo, come ben sa il sempre-presente-che-il-cielo-lo-conservi-e-infatti-lo-conserva-e-lo-ha-pure-in-grande-simpatia
Antonio Silva).
E come celebra,
il mestre de gay saber Che Coggiola, l'uscita del suo libro?
Ma rilasciando al vostro cronista mondano preferito una lunga, avvincente intervista, di cui riporto solo qualche virgolettato contenente alte dosi di
sapiencia de Latinoamerica:
«Questo libro ha un prezzo contenuto. E' una scelta del Club Tenco. Vogliamo infatti che raggiunga quanti più lettori possibili, in modo che si sappia che cosa è stata in grado di fare questa che
Amedeo Minghi chiamò una volta "banda di alpini"» (segue risata scrosciante del Che e di sua moglie, doña Graciela, e altro bicchiere dello spettacolo rosso di Langa "Eresia", imbottigliato da
Conterno Fantino, dalle vigne di Gigi e
Maria Garanzini).
«Il jazz è in bianco e nero, e il bianco e nero è più realistico del colore, che banalizza il dramma del b/n».
«Quando ascoltai Modugno che cantava "Nel blu dipinto di blu", appena arrivato in Italia dall'Uruguay, ho pensato: questo è un genio, non vincerà mai. Rompeva ogni canzone della canzone italiana, da
Carlo Buti a Claudio Villa».
E molto altro, amici, tutto mangiando un risotto ai frutti di mare da concorso di gastronomia, una rollata di tacchino con spinaci e lardo di colonnata che soltanto l'"Eresia", per niente eretica, poteva accompagnare e finire con pasticcini di Taggia annaffiati da un
Torcolato di Breganze che è nettare degli dèi.
Il libro non contiene la cena e nemmeno le parole di saggezza anarchica del tupamaro
Che Coggiola.
Ha però le sue foto meravigliose, e scritti assai importanti di Michele Serra, Riccardo Bertoncelli, Sergio S. Sacchi, Antonio Silva (el sègna sémper lü, sì!), Vincenzo Mollica.
Non bastasse, è curato dal poeta, scrittore, direttore artistico e giornalista Enrico de Angelis. Vedete un po' se avete una scusa per non regalarlo a chi vi ama o voialtri, si spera, amate.
Nella foto: la copertina del libro