Sabato 26 Febbraio 2005 alle 17.30 alla libreria Porto Antico, Monica Lanfranco e Silvio Ferrari presenteranno
Daniela Rossi e il suo
Il mondo delle cose senza nome (Fazi editore). Sarà l'occasione per ascoltare l'autrice (
leggi l'intervista) parlare di un tema che, per usare le sue parole, proprio perché "non si vede e non si tocca", raramente viene affrontato: la sordità nei bambini.
Che cosa è infatti la sordità per noi? Chi è sordo nel nostro immaginario e nella nostra esperienza? "Il nonno di una compagna di giochi, chi gesticola emettendo suoni sgraziati". Non un bambino.
Perché molti medici, incapaci di tenerezza, risolverebbero tutto quanto con un impianto cocleare? Perché Daniela Rossi, nei suoi anni di studi, in tutti i suoi manuali di psicologia e pedagogia non ha mai trovato la parola sordità? Perché infine, la paura e l'incognita di un futuro non previsto per il proprio bambino riescono così tanto a separare una famiglia, ad allontanarsi invece che ad unirsi?
Nessuno sa il modo per aiutare un figlio nato sordo e non farlo diventare anche silente. Nemmeno Daniela, la madre di Andrea, lo sa, ma sa anche che "chi nasce sordo non è muto, ma , come tutti può diventarlo se vive nel silenzio". E allora sa che non gli insegnerà solo il linguaggio dei segni, perché significherebbe allontanarlo dalla totalità della vita che gli appartiene. Sa che, "come una tigre" che proprio per questo non susciterà mai compassione, si troverà sola a combattere contro tutto e tutti, persino contro un marito che troppo spesso avrebbe preferito sentirla più dubbiosa per legittimare, nella sua paura, la propria.
Ma Daniela non si rassegna, trova con Andrea la lingua del cuore, degli "abbracci di latte", rende gli apparecchi acustici virgole e conchiglie per le orecchie, aiuta Andrea a disegnare, cerca di non farlo mai sentire isolato, scopre con lui il piacere della lettura, e insieme a logopediste che non sono solo "sostenitrici del verbale" accoglie con loro tutta la complessità del suo sentire per permettergli di crescere con coraggio e costruire insieme a lui la strada di un linguaggio possibile.
La voce dell'autrice è gridata, sussurrata, timorosa quanto forte; la sua testimonianza è un aiuto per il cuore di tutti i genitori ad amare i propri figli senza vergogna, in un mondo dove è possibile ascoltare altre verità da quelle tracciate, un mondo dove le cose avranno un nome perché i nomi saranno salvezza e recupero di un tempo da costruire insieme.
E' strana la consapevolezza che ti entra dentro leggendo questo libro, la sensazione che la vita sia qualcosa di talmente sacro e di misterioso da non poterne rifiutare alcun dono.
Non conosco Daniela, la conoscerò solo in occasione dell'incontro, ma ho avuto la possibilità di intervistarla via mail. Il tono dei nostri scambi ha già il sapore di ciò che lei nel libro descrive come "coltivare l'allegria annaffiando la curiosità".
Vi aspettiamo
sabato 26 Febbraio, alle 17.30 alla
Libreria Porto Antico per sentire la sua voce che io già mi immagino piena di "sole".
Marina Giardina